Un Enterprise 2.0 copia ed incolla?

I post su questo blog hanno sempre e solo parlato di Enterprise 2.0. Anche questa volta sarà così ma con una piccola differenza: parlerò dell’ennesimo tentativo di prendere il contenuto di questo blog o di altri miei pezzi facendo passare come proprie idee altrui sull’Enterprise 2.0.

Non mi piace entrare in polemica, ma inizio ad essere stanco di questi comportamenti poco corretti da parte di alcuni signori che operano nel mondo dell’IT. E’ già successo con una nota testata di IT, è risuccesso con un pezzo su Marcomm scritto da Antonio Marchese, Amministratore delegato di Visiant Galyleo S.p.A (ma pubblicato fisicamente da Luigi Pachì) e ripreso su una serie di siti web che mettono online comunicati.

Il pezzo si intitola Rischi e Potenzialità dell’Enterprise 2.0 ed è un bel pezzo del 2 Febbraio 2009, se buona parte del testo non fosse scopiazzato dai miei lavori dei mesi scorsi (come anche quelli di Emanuele Scotti e sospetto da qualcosa scritto dall’Osservatorio Enterprise 2.0 del MIP). Vediamo perchè:

  • Marchese scrive ….possono attingere al patrimonio informativo di tutti gli impiegati, partner e clienti, capitalizzandone le competenze, aumentando la produttività, snellendo i processi, aumentando il vantaggio competitivo, attirando e trattenendo i talenti ed altro ancora” e noi avevamo scritto nell’articolo per 7thfloor “le organizzazioni possono capitalizzare la competenza dei propri dipendenti, aumentare la produttività, snellire i processi, aumentare il vantaggio competitivo, attirare e trattenere i talenti migliori e altro ancora.”
  • Marchese scrive “La spinta sta arrivando da una nuova generazione di giovani abituati alla tecnologia Web 2.0 che offre livelli di collaborazione e di flessibilità enormemente superiori rispetto a quelli che vediamo oggi nelle Intranet. L’introduzione di approcci tipici del Web 2.0 dentro l’azienda, spesso descritta come “consumerizzazione dell’impresa”, sta diventando un fenomeno sempre più significativo (per Gartner è “un mega trend irreversibile”) con impatti sul business, sui Clienti, sulla tecnologia” e nello stesso articolo di 7thfloor di Giugno 2008 avevamo scritto “La spinta sta arrivando da una nuova generazione di giovani abituati alla tecnologia Web 2.0 che offre livelli di collaborazione e di flessibilità enormemente superiori rispetto a quelli che vediamo oggi nelle Intranet. L’introduzione di approcci tipici del web 2.0 dentro l’azienda, spesso descritta come “consumerizzazione dell’impresa”, sta diventando un fenomeno sempre più significativo (per Gartner è “un mega-trend irreversibile”) con impatti sul business, sui clienti, sulla tecnologia”
  • Marchese scrive “Se il web prima maniera ha toccato innanzitutto le modalità operative delle imprese, l’Enterprise 2.0 stravolge uno strato di ordine superiore, quello preposto a innovazione ed efficienza con una forte spinta verso la cooperazione creativa, l’ascolto dei clienti, la riduzione dei costi, la capitalizzazione della conoscenza, l’aumento della flessibilità, gli strumenti di collaborazione.” e noi avevamo scritto “E se il web prima maniera ha toccato innanzitutto le modalità operative delle imprese, l’Enterprise 2.0 stravolge uno strato di ordine superiore, quello preposto a innovazione ed efficienza con una forte spinta verso la cooperazione creativa, l’ascolto dei clienti, la riduzione dei costi, la capitalizzazione della conoscenza, l’aumento della flessibilità, gli strumenti di collaborazione”
  • Marchese scrive “L’Enterprise 2.0 si è imposta a livello internazionale come cambiamento radicale nel modo di operare delle organizzazioni per migliorare le performance, ridurre i costi, diffondere l’apprendimento, sostenere l’innovazione, costruire appartenenza e motivazione” e nella home dell’International Forum on Enterprise 2.0 io avevo scritto a Giugno 2008 “L’Enterprise 2.0 si è imposta a livello internazionale come cambiamento radicale nel modo di operare delle organizzazioni per migliorare le performance, ridurre i costi, diffondere l’apprendimento, sostenere l’innovazione, costruire appartenenza e motivazione”
  • Marchese scrive “Un’innovazione che rompe paradigmi e apre percorsi di lavoro: dalle modalità top down a quelle distribuite, dai modelli chiusi a quelli aperti e interconnessi, dal controllo all’agilità, dalla gerarchia all’organizzazione a stella” e nella home dell’International Forum on Enterprise 2.0 io avevo scritto “Un’innovazione che rompe paradigmi e apre percorsi di lavoro: dalle modalità top down a quelle distribuite, dai modelli chiusi a quelli aperti e interconnessi, dal controllo all’agilità, dalla gerarchia all’organizzazione a stella”
  • Marchese scrive “Dal punto di vista organizzativo l’Enterprise 2.0 è volto a rispondere alle nuove caratteristiche ed esigenze delle persone ed a stimolare flessibilità, adattabilità ed innovazione. Dal punto di vista tecnologico l’Enterprise 2.0 comprende l’applicazione di strumenti di social computing riconducibili al Web 2.0 – ovvero blog, wiki, RSS e Folksonomie – e, in una accezione allargata, l’adozione di nuovi approcci tecnologici ed infrastrutturali come SOA, BPM, RIA e di nuovi modelli di offerta come il Software-as-a-Service” e la frase mi pare presa dalla definizione su Wikipedia.it scritta dal MIP ovviamente senza citare
  • Marchese scrive ancora “Strumenti che rispondono ad esigenze variegate di asincronicità, condivisione e forze dei legami interpersonali. Se, per esempio, ad un gruppo di lavoro fortemente connesso i wiki permettono una collaborazione semplice, efficace e flessibile, in comunità meno coese come quelle dei professionisti è più naturale rimanere in contatto, condividere documenti e supportarsi l’un l’altro tramite un social network. Scenari di impiego ed alternative certo non mancano, come indica, per esempio, la recente attenzione verso l’analisi dei network sociali o i prediction market. Anche dal punto di vista economico, il fenomeno Enterprise 2.0 cresce velocemente con un valore stimato da Forrester Research pari a 4,6 miliardi di dollari nel 2013 e con il 56% delle aziende europee e nord americane che considera quest’ambito strategico già per il 2009. Tra le ragioni di questo interesse il guadagno d’efficienza e la spinta competitiva.In un contesto sempre più globale e dinamico, ridurre costi e capitalizzare la conoscenza diventano questioni di sopravvivenza, mentre continuare ad apprendere è l’unica possibilità per stare al passo con un mercato ormai simile ad una grande conversazione. L’Enterprise 2.0 deciderà nei prossimi anni il futuro di interi settori. Una sfida centrale e affascinante che già oggi è possibile affrontare più con la passione e l’attenzione alle persone che con i bit delle applicazioni web.” ed io avevo scritto sempre per 7thfloor “strumenti che rispondono ad esigenze variegate di asincronicità, condivisione e forza dei legami interpersonali. Se, per esempio, ad un gruppo di lavoro fortemente connesso i wiki permettono una collaborazione semplice, efficace e flessibile, in comunità meno coese come quelle dei professionisti è più naturale rimanere in contatto, condividere documenti e supportarsi l’un l’altro tramite un social network. Scenari di impiego ed alternative certo non mancano, come indica, per esempio, la recente attenzione verso l’analisi dei network sociali o i prediction market. Anche dal punto di vista economico, il fenomeno Enterprise 2.0 cresce velocemente con un valore stimato da Forrester Research pari a 4,6 miliardi di dollari nel 2013 e con il 56% delle aziende europee e nord americane che considera quest’ambito strategico già per il 2008. Tra le ragioni di questo interesse il guadagno d’efficienza e la spinta competitiva. In un contesto sempre più globale e dinamico, ridurre i costi e capitalizzare la conoscenza diventano questioni di sopravvivenza, mentre continuare ad apprendere è l’unica possibilità per stare al passo con un mercato ormai simile ad una grande conversazione. L’Enterprise 2.0…..deciderà nei prossimi anni il futuro di interi settori. Una sfida centrale e affascinante che già oggi è possibile affrontare più con la passione e l’attenzione alle persone che con i bit delle applicazioni web”

Ora magari il signor Marchese ha chiesto il permesso a 7thfloor da cui buona parte del pezzo è preso. Certamente non lo ha chiesto a chi ha scritto i pezzi, nè ha citato le fonti ampiamente utilizzate e penso che questo sarebbe stato davvero il minimo.

Non ho nulla contro Visiant, nè contro Marchese. Quello che mi preme far notare è come il web e l’Enterprise 2.0 siano mezzi partecipati, trasparenti, democratici, basati su memoria e reputazione in cui si riceve tanto, ma si rischia anche di giocarsi la faccia se si sfrutta il valore messo a disposizione dalla rete senza seguire le nuove regole che da questa sono emerse. Lo stesso vale per l’interno dell’azienda.

Prima di promuoversi come opinionisti su temi a cui, mi pare, non si è molto addentro, riutilizzando il lavoro gratuito, volontario ed in buona fede di altri che neanche vengono citati.. sarebbe bene pensarci due volte.

A mio avviso l’Enterprise 2.0 è al 100% walk the talk, è sporcarsi le mani ed partire fin dall’inizio mettendo in pratica ciò che si vuole vendere a clienti e dipendenti. Ma sono convinto che il mercato sia ormai abbastanza maturo da giudicare da solo.

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