The Social Enterprise
Enterprise 2.0: Il web 2.0 dentro l'azienda
Languages
Tags
Categories
Archives
- July 2010
- June 2010
- May 2010
- April 2010
- March 2010
- February 2010
- January 2010
- December 2009
- November 2009
- October 2009
- September 2009
- August 2009
- July 2009
- June 2009
- May 2009
- April 2009
- March 2009
- February 2009
- January 2009
- December 2008
- November 2008
- October 2008
- September 2008
- August 2008
- July 2008
- June 2008
- May 2008
- April 2008
- March 2008
- February 2008
- January 2008
- November 2007
- October 2007
- September 2007
- August 2007
Cosa sto leggendo
- Gartner Says Majority of Consumers Rely on Social Networks to Guide Purchase Decisions
- Beyond Social CRM
- The Roadmap to SCRM – Part 5 of 5
- The Roadmap to SCRM – Part 4 of 5
- The Roadmap to SCRM, Part 3 of 5
- The Roadmap to SCRM – Part 2.2 of 5
- The Roadmap to SCRM – Part 2.1 of 5
- The SCRM Roadmap – Part 1 of 5
- The “S” in SCRM is not about Social Media
- 6 Degrees of Social Interactions
Ultimi Tweet
- RT @CRozwell: 20 Fantastic Content Ideas For Your Online Community http://fb.me/CyfZegY7
- RT @Contz: @rsica @emanuelescotti Just started reading âCommunity Managementâ! Very useful tips and learnings
- RT @CustomerKing: @claudiovaccaro the experience continuum is a brand new CLC < Custom. Lifecycle is a sub case of the broader Exp Continuum
- RT @SameerPatel: Good #e20 vendor analysis and market needs re:innovation by @jeffnolan at http://ow.ly/2hsE5
- RT @ekolsky: very interesting question - what separates CRM and Collaboration, and should it? at @rww http://bit.ly/9RmLFs #SCRM #E20
Recent Posts
- Lo Stato del Social CRM
- E2.0 Black Belt Practitioner’s Workshop – Le Slide
- Evolution of E20 at IBM – Rawn Shah and Jeanne Murray
- Bevin Hernandez – Penn State University
- The Dark Side of Enterprise 2.0
Ricerche Recenti
- giochi di fare la maestra
- traccia saggio breve
- significato engagement
- networking significato
- magic leverag videos
Conferenze
- Enterprise 2.0 Conference
- IDC Enterprise 2.0 Conference 2009
- International Forum on Enterprise 2.0
- Office 2.0 Conference
- Web 2.0 for Business
Persone
- Ajit Jaokar
- Andrew McAfee
- Bertrand Duperrin
- Charlene Li
- Dion Hinchcliffe
- Gil Yehuda
- Jeff Nolan
- Joshua Porter
- JP Rangaswami
- Lee Bryant
- Luis Suarez
- Oliver Marks
- Oliver Young
- Oscar Berg
- Rod Boothby
- Ross Mayfield
- Sameer Patel
- Stewart Mader
- Susan Scrupski
Siti
- Cases 2.0
- Enterprise 2.0 Evangelist
- Enterprise 2.0 TV Show
- Enterprise Irregulars
- Fast Forward
- Read/Write Web
- Social Media Collective
- TechCrunch
- Wikinomics
- Wikipatterns
L’Enterprise 2.0 sul bordo del caos
Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0
Durante gli scorsi due anni, sollecitato dal confronto da una parte con i clienti e dall’altra con la cerchia degli evangelisti dell’Enterprise 2.0, mi sono spesso chiesto quale potesse essere nel lungo termine la rilevanza di questo fenomeno sul futuro delle aziende. Si tratta di una moda passeggera, che sarà presto sostituita dall’Enterprise 3.0 e poi 4.0 o di un decisivo cambio di marcia portatore di un modo diverso di fare azienda? Ed in questo caso con quali impatti concreti sul business?
Questa domanda non ha fatto altro che acuirsi dopo l’Enterprise 2.0 Conference San Francisco ed i due panel a cui ho preso parte nell’Enterprise 2.0 Summit di Francoforte. Del resto anche qui in Italia mi è spesso sembrato di assistere più ad una guerra di religione, che ad una riflessione concreta su un potenziale percorso di evoluzione dei concetti di management, leadership, organizzazione, business.
I diversi orientamenti mi pare siano fotografati lucidamente (e con molto spirito) nell’Enterprise 2.0 Schism di Greg Lloyd, suddividendo chi guarda all’Enterprise 2.0 nelle sette seguenti:
- I miscredenti totali per i quali l’Enterprise 2.0 non rappresenta affatto un’opportunità strategicamente significativa per l’impresa, ma solo l’ennesima moda passeggera. Aspettiamo, passerà!
- I tecnari per cui l’Enterprise 2.0 consiste principalmente nell’introduzione all’interno dell’impresa di strumenti sociali, collaborativi, analoghi a quelli che è possibile vedere con il Web 2.0. Costruiamo gli strumenti, verranno!
- I proletari agli occhi dei quali L’Enterprise 2.0 è innanzitutto un fenomeno fatto dalle persone, praticamente possibile anche senza tecnologia o con le tecnologie già disponibili 5-10 anni fa. Power to the people!
- I druckeriani (da Peter Drucker) per cui il 2.0 è un numero di versione applicato non all’approccio, ma più profondamente allo stesso concetto di impresa con un livello di change management ed un impatto trasformazionale molto più significativo. Distruggiamo le gerarchie!
Capire esattamente cosa significhi Enterprise 2.0 non è tanto una questione di definizioni, quanto di obiettivi che ci si pone nei confronti dell’organizzazione.
Lo stesso McAfee ha preso parte alla discussione con il suo Enterprise 2.0 is Not THAT Big a Deal affermando di riconoscersi nell’approccio tecnario e di non vedere proprio il modo in cui gli strumenti possano indurre una mutazione genetica dell’impresa tale da giustificare una seconda versione, in particolare laddove questa comprenda un crollo delle gerarchie, uno stravolgimento dell’organigramma e dei tradizionali processi di business:
I yield to almost no one in my belief about the power and utility of ESSPs, but I just don’t think they’re going to transform the structure or purpose of the enterprise. As I wrote earlier, I don’t see E2.0’s tools, approaches, and philosophies making obsolete managers, hierarchies, org charts, and formal cross functional business processes.
Dopo decenni di investimenti sull’ottimizzazione ed il miglioramento dei processi di business, Andrew vede il ruolo principale dell’Enterprise 2.0 in uno spazio complementare in cui strumenti di nuova concezione (ESSP, ovvero Enterprise Social Software Platform) permettono per la prima volta di catturare in modo emergente il lato informale dell’organizzazione fatto di relazioni interpersonali, scambi spontanei, interazioni non codificate e non documentate ma non meno importanti ai fini della performance aziendale:
Here’s my take: ESSPs will have about as big an impact on the informal processes of the organization as large-scale commercial enterprise systems (ERP, CRM, Supply Chain, etc.) have had on the formal processes.
I believe that Enterprise 2.0 will be as big a deal for corporate performance and productivity. I believe this because I believe that the informal organization is as important as the formal one for getting work done (do you agree?) and that we have historically had lousy technologies for supporting the work of the informal organization (especially outside our immediate circle of strong ties). With the arrival of ESSPs, the tools available to the informal / emergent organization have gone from lousy to excellent, just like commercial enterprise systems advanced the formal organization’s toolkit from lousy to excellent.
Non vorrei essere tacciato di eresia, ma la mia esperienza sul campo mi fa propendere per un’idea un pò diversa di Enterprise 2.0 e decisamente più vicina all’approccio druckeriano. In particolare:
- L’Enterprise 2.0 ha il potenziale e sta già dimostrando di essere in grado di proporre un rinnovamento estremamente profondo del management, dei modelli di business e delle modalità di lavoro. Due libri illuminanti a questo proposito sono The Future of Management di Gary Hamel e The Future of Work di Thomas Malone (incredibilmente del 2004). Questa è la riflessione a cui senior executive vogliono prendere parte
- Cambiare il funzionamento dell’azienda non deve essere un atto di fede, ma una risposta non più rimandabile di fronte a chiari segnali di cambiamento del mercato come quelli portati alla luce dal Big Shift del Center for the Edge di Deloitte. Comprendere e dare una risposta efficace a simili stimoli decreterà la sopravvivenza o la morte di intere industry
- Anche se molto spesso quando si parla di Enterprise 2.0 si pensa immediatamente alle comunità di pratica, ai social network o al lavoro in gruppo, un filone forse più tangibile ancora da esplorare è la socializzazione dei processi, un approccio di arricchimento (non rimozione come scritto da Andrew) dei processi tradizionali attraverso i social media per aumentare la diversità, favorire l’emergenza, incrementare reattività ed efficienza. Andando ad ottimizzare flussi già ben compresi dall’azienda, un simile approccio offre tra l’altro modelli di ROI più semplici di quanto avvenga con le community.
Insomma a me pare che gli strumenti siano si un abilitatore necessario senza il quale i cambiamenti immaginati da Peter Drucker e Douglas Engelbart anni fa non avrebbero mai visto la luce, ma anche che chiunque abbia vissuto sulla proprio pelle almeno un progetto reale abbia ben chiaro come per trarre il massimo valore sia necessario realizzare un percorso di change management spesso lungo anni. Questo change management non deve però spaventare, potendo essere configurato all’interno del processo di adozione dell’Enterprise 2.0 secondo modalità di co-design e coinvolgimento delle persone.
Inoltre forse l’aspetto ancora più suggestivo dell’Enterprise 2.0 non è tanto insito nella sua capacità di portare alla luce e capitalizzare la dimensione informale, quanto quello di contaminare formalee ed informale in un confronto dinamico che non ha mai conclusione e all’interno del quale i processi tradizionali diventano più efficienti, emergenti, diversificati, flessibili mentre il lavoro nelle community viene più velocemente riportato all’interno di chiari obiettivi di business in un incredibile sforzo di concretezza e misurabilità.
In estrema sintesi, come avevo provato a scrivere in Twitter alcuni giorni fa, la grande sfida dell’Enterprise 2.0 è a mio avviso proprio nel lavorare sul bordo della complessità organizzativa, fungendo da attrattore caotico tra processi ed emergenza.
Tags: chaos, complexity, emergence, enterprise 2.0, peter drucker, processes, schism
Italiano
November 23rd, 2009 at 11:38
Bisogna dire che McAfee e’ sempre stato coerente con se’ stesso, oggi come nel 2006
November 24th, 2009 at 12:54
Assolutamente vero. Tuttavia credo anche che dal 2006 l’Enterprise 2.0 abbia percorso un cammino importante e sia ovviamente stata influenzata anche da persone diverse da McAfee.
Per me limitarsi all’aspetto tecnologico, significa non sfruttare parte del potenziale. Forse la parte più innovativa.
Cmq aspetto di leggere il suo libro..
July 9th, 2010 at 6:12
[...] economico), sembrano però essere quelle in cui l’Enterprise 2.0 rappresenta piuttosto la punta di un iceberg di rinnovamento dei modelli organizzativi, di incentivazione del management e di creazione del [...]
July 9th, 2010 at 6:15
[...] per inserirsi senza troppo disturbo nella vita lavorativa delle persone. Serve a tal fine un processo partecipato di co-design che includa e sia guidato dai bisogni degli utenti, strategie di transizione per portare a bordo [...]