The Social Enterprise
Enterprise 2.0: Il web 2.0 dentro l'azienda

Tag
Categorie
Archivi
- marzo 2010
- febbraio 2010
- gennaio 2010
- dicembre 2009
- novembre 2009
- ottobre 2009
- settembre 2009
- agosto 2009
- luglio 2009
- giugno 2009
- maggio 2009
- aprile 2009
- marzo 2009
- febbraio 2009
- gennaio 2009
- dicembre 2008
- novembre 2008
- ottobre 2008
- settembre 2008
- agosto 2008
- luglio 2008
- giugno 2008
- maggio 2008
- aprile 2008
- marzo 2008
- febbraio 2008
- gennaio 2008
- novembre 2007
- ottobre 2007
- settembre 2007
- agosto 2007
Cosa sto leggendo
- Social CRM: The Center of Your CRM Strategy – Or A Complete Strategy Itself?
- Altimeter Report: The 18 Use Cases of Social CRM, The New Rules of Relationship Management « Web Strategy by Jeremiah Owyang | Social Media, Web Marketing
- Research Report: The 18 Use Cases of Social CRM - The New Rules of Relationship Management
- Social CRM: Top priority for CMOs
- Objectives and Social CRM - Digital Ingredients
- Can Enterprise 2.0 Apps Stand Alone?
- Tomorrow’s Marketing Skill Set
- How John Chambers Learned to Collaborate at Cisco - The Conversation - Harvard Business Review
- Two New Surveys Validate Companies Adoption of Social Media
- 10 Worst practices for intranets
Ultimi Tweet
- Just passed 1000 followers! Thanks everyone :)
- RT @CarlosDiaz: @absolutesubzero @bduperrin I will be in Milan :) Let's chat before the event if u want < I'ld love it :)
- @bduperrin who is he/her?
- RT @bduperrin: @absolutesubzero Not sure @CarlosDiaz will be in Milan but you should itw him for a pre-event < I hope he will be :)
- RT @bduperrin: @rhappe you should get in touch with @CarlosDiaz to challenge ur visions of the link between intern & ext com < interesting!
Articoli recenti
- Il Social CRM mette il cliente al centro del business – 2a parte
- Il Social CRM mette il cliente al centro del business – 1 parte
- Le 5 regole per l’adozione da parte degli utenti
- Il Continuum Osmotico tra Social CRM ed Enterprise 2.0
- L’Era del Social CRM
Commenti recenti
- Torna l International Forum on Enterprise 2.0 – 2010 | VirtualEco su Da Enterprise 2.0 a PMI 2.0 – Il caso Project Group
- Max Ardigo' su Perché coinvolgere le persone nel futuro dell’azienda?
- Gio su Il Continuum Osmotico tra Social CRM ed Enterprise 2.0
- Silvia Lombardi su Perché coinvolgere le persone nel futuro dell’azienda?
- Most Tweeted Articles by Enterprise Experts su Il Continuum Osmotico tra Social CRM ed Enterprise 2.0
Ricerche Recenti
- l'importanza del social networking e il CRM
- social network aziendali
- back office significato
- enterprise 2 0 prime 10 imprese in italia
- Gartner Group ebook crescita
Conferenze
- Enterprise 2.0 Conference
- IDC Enterprise 2.0 Conference 2009
- International Forum on Enterprise 2.0
- Office 2.0 Conference
- Web 2.0 for Business
Persone
- Ajit Jaokar
- Andrew McAfee
- Bertrand Duperrin
- Charlene Li
- Dion Hinchcliffe
- Gil Yehuda
- Jeff Nolan
- Joshua Porter
- JP Rangaswami
- Lee Bryant
- Luis Suarez
- Oliver Marks
- Oliver Young
- Oscar Berg
- Rod Boothby
- Ross Mayfield
- Sameer Patel
- Stewart Mader
- Susan Scrupski
Siti
- Cases 2.0
- Enterprise 2.0 Evangelist
- Enterprise 2.0 TV Show
- Enterprise Irregulars
- Fast Forward
- Read/Write Web
- Social Media Collective
- TechCrunch
- Wikinomics
- Wikipatterns
Hello a Booz Allen Hamilton – Enterprise 2.0 Case Study
Pubblicato da Emanuele | in Enterprise 2.0
Hello non per dire ciao, ma per connettere efficacemente tra loro 23K dipendenti, sparsi in 80 sedi con un progetto di corporate social networking partito nell’Agosto 2008 in Booz Allen Hamilton (BAH). Per questa iniziativa la quasi centeneria società di consulenza statunitense ha vinto il premio Open Enterprise 2009 alla Enterprise 2.0 Conference di Boston a cui ho partecipato in Giugno. Ecco subito una schermata che sono riuscito a trovare:

Facendo leva su precedenti esperienze di collaboration non completamente di successo, l’azienda non ha mollato e si è posta di affrontare tramite una metodologia (non tecnologia) Enterprise 2.0 le seguenti sfide:
- Mettere in contatto e mantenere costantemente connessi tutti i dipendenti compreso il 55% di loro costantemente presso i clienti, spesso dal primo giorno di lavoro
- Consentire una maggiore e più rapida circolazione dell’informazione, trovando risposte ai problemi quotidiani, riutilizzando gli assett aziendali e consentendo a chiunque di contribuire con la propria esperienza ed idee alle circa 350 comunità professionali o di ex consulenti (Technology Focus Groups)
- Individuare più facilmente gli esperti e sostenerli nel costruire il proprio personal brand ed una rete con gli altri colleghi attraverso le barriere geografiche
- Rendere immediato l’on-boarding e l’acclimatamento dei nuovi assunti (5K solo nel 2009) permettendo a chi è in BAH da due settimane di accedere a quanto conosciuto da chi è stato in azienda per oltre 25 anni
- Stimolare una reale contaminazione tra le diverse business unit
- Mettere una faccia ai colleghi con un’attenzione particolare ad usabilità e divertimento
L’approccio utilizzato ha previsto lo sviluppo in casa di una nuova piattaforma da parte del System Resource Center (4 sviluppatori) a partire da strumenti open-source (come Scuttle) e commerciali (come Confluence):
- Soluzione sviluppata in meno di 6 mesi in PHP integrando wiki, blog, forum, tagging e social bookmarking profili, SSO, SSL, accesso via VPN
- Costruire una soluzione flessibile, in grado di evolvere continuamente
- Ogni nuova funzionalità è basata su richieste e feedback da parte degli utenti. Usabilità ed adozione prima di tutto.
- Viene utilizzata una metodologia agile ed iterativa con rilasci ogni due settimane
- Tutta l’esperienza utente è centrata su un profilo personalizzabile dove raccogliere i contenuti creati e tramite cui connettersi ai colleghi
- Integrazione graduale con i preesistenti sistemi enterprise
- Davano risposte in 24 ore a tutte le richieste e suggerimenti
Strategie per favorire l’adozione:
- Dare ancora più aiuto ai dipendenti dai 5 ai 15 anni di anzianità, perchè sono questi a racchiudere la conoscenza tacita che avrebbe permesso al sistema di esplodere
- Collegarsi ai processi HR, innanzitutto all’on-boarding dei nuovi assunti che ora vengono immediatamente inseriti nella nuova piattaforma
- Mettere in campo un piano di formazione non sulla tecnologia, ma sulle nuove modalità di lavoro
- Coinvolgere dall’inizio diversi dipartimenti come IT, ufficio legale ed HR
- Dare credito agli utenti che hanno sottomesso delle idee di miglioramento (c’è un Feedback box), poi effettivamente realizzate
- Concentrarsi sulle community esistenti e crearne di nuove in modo pubblico, aperto e visibile a tutti per dare degli esempi concreti del nuovo approccio al lavoro e dei benefici individuali
- Per evitare di creare ulteriori silos e favorire invece una maggiore orizzontalità degli scambi, si cerca di limitare la creazione di comunità chiuse, suggerendo loro di condividere comunque almeno parte dell’informazione creata con un pubblico più ampio
- Buona parte del lavoro di change management è stato fatto sul middle management: i neassunti adorano lo strumento ed imparano immediatamente ad utilizzarlo, ma non hanno l’esperienza per condividere la memoria storica e gli asset dell’azienda. Convincere chi oggi detiene il potere è stato più difficile mostrando i benefici innegabili che stanno emergendo dall’uso.
Cosa ha funzionato:
- Identificare subito obiettivi e problemi importanti per le persone
- Delineare in fretta metriche ed una strategia di governance robusta al progetto
- Garantirsi subito un committment e supporto forte dall’alto con una spinta non verso la comunicazione, ma verso il dimostrare dei business cases
- Il lancio è avvenuto dal basso, costruendo un insieme iniziale di contenuti sufficientemente consistente
- Un marketing interno ongoing, proseguito ben oltre la fase di lancio anche con modalità virali
- La partecipazione diretta e visibile dei champion
- L’aver identificato e sottolineato in fretta gli utilizzi di business più interessanti
- Un piano di change management esplicito, dettagliato, ma agile
- Coinvolgere sia sviluppatori, che sponsor, che figure specifiche per il change management con la possibilità di scegliere le figure più indicati all’interno dell’organizzazione
- Evitare silos integrando tutti gli strumenti di cui i dipendenti hanno bisogno all’interno di un solo portale
- Non è stato scelto Sharepoint 2007 perchè considerato adatto a lavorare in modo collaborativo solo all’interno di un team di persone che si conoscono, ma non in grado di far emergere l’expertise e le attività dell’intera azienda rompendo i silos e scoprendo anche persone di cui non si conosce ancora l’esistenza. L’integrazione con i contenuti in Sharepoint avviene tramite semplici link.
Alcuni dati sul livello di adozione:
- Più del 75% dei dipendenti ha già avuto accesso al portale
- Il 41% lo usa ormai costantemente
- Più di 40K login al mese
- Più di 7K utenti che si connettono al mese
- Circa 10K utenti si sono connessi tra di loro durante la prima settimana dal lancio
- La condivisione attraverso l’intera community (ottenuta anche grazie al community management) ha messo più in contatto i diversi dipartimenti stimolando lo sviluppo di soluzioni che attraversano differenti domini e tecnologie, dato che ora l’organizzazione è maggiormente consapevole di ciò che le sue unit stanno facendo
- Con la crescita dell’adozione sta gradualmente calando l’utilizzo delle mail come strumento di collaborazione e l’intensità del traffico da queste generato
Alcune conclusioni:
Il lavoro tecnologico, ma specialmente di engagement e change management portato avanti per un anno da Booz Allen Hamilton mostra chiaramente sia la possibilità di avere successo con l’Enterprise 2.0, sia i forti benefici che essa consente di raggiungere.
Le sfide affrontate da Booz Allen Hamilton sono evidentemente comuni a migliaia e migliaia di aziende
Per raggiungere risultati così importanti è necessario crederci, metterci committment, lavorare duramente ed investire, non tanto per sviluppare una nuova piattaforma, quanto per sviluppare un nuovo tipo di organizzazione ed aiutare le persone a lavorare meglio.
BAH ha compiuto un’analisi approfondita su quanto offerto dal mercato ed ha deciso di sviluppare in casa il proprio portale grazie alle proprie competenze tecnologiche ed accettando i tempi necessari a raggiungere una soluzione matura, affidabile e rispondente alle esigenze dei propri dipendenti. Il costo è stato significativo, di circa $1M. Per altre realtà questo approccio è semplicemente perdente, a causa dei costi, dell’expertise o dei tempi necessari. La lezione è quindi il capire la propria realtà a fondo, prima di investire. La soluzione e la conoscenza della stessa (avendola ideata e sviluppata) sono certamente notevoli, ma mi rimane il dubbio che si raggiungere risultati analoghi a costi minori ed in tempi più brevi. Anche Lockheed Martin aveva sviluppato in casa Unity spendendo tra 1 e 5 milioni di $.
Aldilà delle tecnologie, il caso Booz Allen Hamilton fa intravvedere ancora una volta come l’obiettivo del progetto sia stato non un portale nuovo, ma un nuovo modo di collaborare, condividere, interagire, reagire al mercato.. in una parola vivere il business. Così come in quasi tutte le storie di successo che conosco, l’invariante è sempre la componente umana e la voglia che alcune organizzazioni hanno di coltivarla per crescere, evolversi e diventare più competitive sul mercato.
Allo spiegare quanto questa direzione sarà importante per il business delle aziende negli anni a venire, vorrei dedicare alcuni dei post futuri.
Bonus: potete leggere qui per trovare alcuni casi concreti di utilizzo di Hello in scenari di business e questo mio post sulla conferenza di Giugno per avere altri dettagli sulla demo tecnologica che è stata fatta a Boston
Tags: 2009, adoption, bah, booz-allen-hamilton, boston, case-studies, Conferenze, enterprise 2.0
Post correlati
5 Responses to “Hello a Booz Allen Hamilton – Enterprise 2.0 Case Study”
Leave a Comment
Additional comments powered by BackType
agosto 25th, 2009 at 7:48
All the numbers, insights and lessons learned from the Booz Allen Hamilton enterprise 2.0 case study http://bit.ly/eje85 (in Italian)
This comment was originally posted on Twitter
agosto 26th, 2009 at 2:27
Enterprise 2.0 XtraLarge – and the SME? RT @absolutesubzero: from the Booz Allen Hamilton case study http://bit.ly/eje85 (in Italian)
This comment was originally posted on Twitter
agosto 26th, 2009 at 9:00
Davvero molto bello e utile questo post, per sottolineare l’importanza di piattaforme social network! Articolo davvero ben fatto!
Paolo
agosto 27th, 2009 at 11:24
[...] Hello a Booz Allen Hamilton – Enterprise 2.0 Case Study [...]
agosto 31st, 2009 at 3:14
http://tinyurl.com/nmopxt Hello a Booz Allen Hamilton – Enterprise 2.0 Case Study
This comment was originally posted on Twitter