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Enterprise 2.0: Il web 2.0 dentro l'azienda

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Come architetture di partecipazione, intelligenza collettiva e meccanismi di emergenza stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende fanno business e generano profitti

Uno sguardo sul futuro del Social Computing

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0

In che modo l’Enterprise 2.0 influenzerà il modo di lavorare di aziende e dipendenti nei prossimi anni? Gartner ha recentemente lanciato 5 spunti, in parte legati all’uso della tecnologia ed in parte più focalizzati sulla gestione delle iniziative di partecipazione, che ritengo valga la pena riprendere qui:

  1. Email – Entro il 2014 il social networking avrà rimpiazzato l’email come principale veicolo delle comunicazioni interpersonali per il 20% utenti business
  2. Activity Streams – Entro il 2012, più del 50% delle imprese userà gli stream di attività e microblogging, ma non in modo  stand-alone (ovvero scorrelato da altre attività, processi e strumenti), impiego destinato a non superare il 5% di penetrazione
  3. Rischi di fallimento – Da qui al 2012, più del 70% delle iniziative legate ai social media e guidate dall’IT falliranno
  4. Esperienza mobile – Nell’arco di 5 anni, il 70% delle applicazioni collaborative e di comunicazione per il PC saranno progettate in base all’esperienza che si sta formando sugli smartphone
  5. Social Network Analysis – Da qui al 2015, solo il 25% delle imprese impiegherà sistematicamente la social network analysis per incrementare performance e produttività

C’è chi da poco credito alle grandi società di ricerca, ma andando oltre le cifre esatte fornite da Gartner ritroviamo in queste predizioni alcuni messaggi in buona parte già nel radar da chi segue questo blog. Alcuni commenti allora su ogni punto:

  • La diffusione dei social network (sia interni che esterni all’impresa) per finalità di business sembra assolutamente inarrestabile. La maggior parte delle nuove intranet e degli stessi progetti di redesign delle intranet esistenti oggi prevedono almeno parzialmente funzionalità sociali. Grazie alla diffusione di piattaforme pubbliche di massa come Facebook, di pari passo sta crescendo anche la familiarità dei manager verso nuove forme di comunicazione più aperte, trasparenti, reattive e distribuite. E’ per questo lecito attendersi che finalmente parte dei dipendenti capisca che esistono canali diversi dalla mail per comunicazioni in tempo reale o di gruppo, al fine di avere più controllo e specialmente di ridurre il numero di messaggi che si devono smaltire
  • I flussi di attività sdoganati proprio da Facebook consentono di tenere facilmente sotto controllo tutti gli scambi orizzontali che avvengono nell’impresa, sviluppando un approccio di emergenza e serendipity. Ciò consente all’azienda, per la prima volta ed in modo scalabile, di scoprire proattivamente esperti e conoscenza, di metterli a fattor comune e di riutilizzarli. In parallelo per gli individui si tratta di un’incredibile opportunità per ottenere visibilità aldilà delle barriere gerarchiche e di scoprire colleghi in qualunque parte dell’organizzazione in grado di aiutare nel completamento delle attività quotidiane. Tutte le maggiori piattaforme di social software stanno integrando questo approccio, cercando una più forte integrazione tra status updating e processi/flussi di attività come mostrato da Salesforce Chatter, Tibco Tibbr e SAP 12Sprints
  • I rischi di fallimento sono enormi quando si continua ad ignorare la sostanziale differenza tra i progetti IT e quelli che invece intendono mettere al proprio centro le persone e gli obiettivi di business. Esistono ormai metodologie e best practices validate dal lavoro dei pionieri dell’Enterprise 2.0, che consentono di evitare errori costosi. Questi esempi mostrano come Enterprise 2.0 e Social Media non debbano essere considerati campagne o tentativi sporadici, ma inseriti in un processo di più lungo termine, strutturato per garantire la loro integrazione con la cultura, i processi e l’infrastruttura esistente. Ciò probabilmente richiede esperienza, nuove competenze ed un design organizzativo meno frammentato in silos. Per le iniziative guidate dalle linee di business la percentuale è già oggi molto più alta (50%) e mostra una già più chiara correlazione tra business e social media.
  • L’analisi dei network sociali è una disciplina su cui Open Knowledge è fortemente impegnata con risultati che spesso sorprendono noi stessi sia per efficacia operativa che per profondità dei messaggi. Guardando ai numeri di Gartner, le aziende che hanno capito l’importanza della misurazione dei pattern di interazione formale ed informale nelle reti sociali continueranno a creare un vantaggio competitivo importante. Aldilà del miglioramento della teoria e degli strumenti di analisi, ciò che fa spesso la differenza è di nuovo la capacità di rispettare la cultura, coinvolgere e tranquillizzare le persone che devono fornire i dati, strutturare un processo in grado di intraprendere azioni di miglioramento organizzativo a partire dalle letture. Temi come privacy, confidenzialità, fiducia sono decisamente il cuore del progetto.

Quali di questi punti sono davvero cruciali? Cosa ci aspetta nei prossimi anni come manager, consulenti ed utenti degli strumenti sociali? Potete trovare le mie considerazioni qui.

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Commenta »   7 febbraio 2010

HR 2.0 – Il video di Enterprise 2.0 & Social Media Marketing

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0

Non amo particolarmente rivedermi, ma ho quasi casualmente trovato su Blip.tv lo spezzone del mio intervento di Parma sull’HR 2.0, un tema che mi sta così tanto a cuore da aver un pò dato il titolo a questo blog: The Social Enterprise, ovvero un’azienda non solo più umana, più onesta e più attenta ai reali bisogni di dipendenti e clienti, ma specialmente un’organizzazione che su questi valori è capace di costruire un fondamentale vantaggio competitivo.

Io credo che questo sia il profondo messaggio che l’Enterprise 2.0 porta, come anche la sfida cruciale che impegnerà seriamente buona parte delle aziende nei prossimi anni.

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2 Commenti »   6 febbraio 2010

Perché coinvolgere le persone nel futuro dell’azienda?

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0

Nel mio intervento a Parma (qui il video con partenza intorno all’orario 2:00) all’interno dell’evento Enterprise 2.0 & Social Media, ho cercato di portare alcune riflessioni sul ruolo dell’Enterprise 2.0 che rilancio qui a beneficio di chi non è potuto essere presente.

Aldilà di ragioni etiche e di attenzione verso l’individuo, esistono motivazioni economiche molto forti che non dovrebbero essere ignorate da chi lavora sulle persone in azienda. A Parma mi sono rifatto a vario titolo a tre  studi:

Engagement Gap. La Global Work Survey di New Towers Perrin fa luce su quanto avere e mantenere dipendenti motivati abbia impatto sui risultati economici dell’azienda:

  • Solo il 21% dei dipendenti si sente completamente ingaggiato (11% in Italia) contro un 78% che in qualche misura si risparmia non mettendo tutta la passione, la conoscenza e l’iniziativa di cui dispone nel proprio ruolo
  • Questo gap si riflette sui risultati economici dell’impresa giustificando differenze del 51.9% sull’EBIT e del 39% sul ritorno per azione
  • La responsabilità di questa situazione è in larga misura delle aziende, incapaci di mostrarsi interessati alla crescita dei propri dipendenti, di coinvolgerli nel prendere decisioni, di preoccuparsi veramente dei clienti, di garantire percorsi di crescita interessanti, supportare l’innovazione, promuovere un buon clima

L’Efficienza nella Collaboration. In un’economia fondata su conoscenza e creatività, non basta più introdurre tecnologia ed ottimizzare i processi tradizionali. La nuova forma di efficienza da presidiare è quella della collaboration imparando a coinvolgere i knowledge worker come mostra lo studio Using Technology to Improve Workplace Collaboration di McKinsey:

  • I knowledge worker sono oggi quasi il 50% della forza lavoro americana
  • Questi dipendenti sono costosi, dal 55 al 75% più di operai ed addetti alle transazioni
  • Le aziende non sanno ancora come ottenere il massimo dai knowledge worker considerato che il gap di performance tra la migliore e peggiore compagnia in settori knowledge intensive è del 900%
  • Oggi tra il 20% ed il 50% del lavoro collaborativo è improduttivo, inefficiente o totalmente sprecato

The Big Shift. A testa bassa nel raggiungimento dei risultati di crescita del quarter o dell’anno, molte aziende hanno trascurato tendenze più profonde e sostanziali che cambiano lo stesso significato della competizione e  sopravvivenza sul mercato come mostrato dallo Shift Index del Center for Edge Innovation di Deloitte & Touch. Negli Stati Uniti:

  • L’intensità competitiva è più che raddoppiata negli ultimi 40 anni
  • La produttività dei lavoratori è raddoppiata dal 1965 ad oggi
  • Nello stesso periodo nonostante questo il ritorno sugli asset è peggiorato del 75%
  • Il gap di performance tra leader ed inseguitori è aumentato nel tempo, ma anche i leader perdono la propria posizione due volte più velocemente
  • Gli individui con maggiore talento hanno visto costantemente migliorare il proprio stipendio

Se per alcuni l’Enterprise 2.0 è un problema ancora tutto tecnologico, i numeri riportati sopra dovrebbero convincere due diverse figure aziendale almeno ad un parziale ripensamento della propria strategia:

  • Il senior management affinché guardi ai dipendenti non solamente come risorse, ma ancora di più come un capitale da ascoltare, rispettare e coinvolgere nella creazione di valore,  perché proprio su questo terreno potrebbe giocarsi il futuro dell’impresa
  • A chi si occupa di risorse umane affinché l’Enterprise 2.0 rappresenti un’occasione non sprecata per ripensare con più forza il supporto al management nell’attrarre, sviluppare e motivare il talento perché da questa capacità  dipenderà sempre più la spinta innovativa e competitiva dell’azienda
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6 Commenti »   23 gennaio 2010

Un nuovo anno di Enterprise 2.0

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0, Web 2.0

In ormai più di tre anni di impegno in prima linea nell’arena dell’Enterprise 2.0 posso dire di aver vissuto una forte e costante evoluzione di questo dominio per quanto riguarda la sua stessa definizione, la maturità e disponibilità di strumenti, la diffusione nelle aziende, le resistenze, le metodologie di introduzione e la consapevolezza da parte del management del suo ruolo nel futuro del business.

Nonostante questo frenetico ed a volte sorprendente percorso di evoluzione, credo fermamente che il 2010 segnerà un ulteriore cambiamento di pelle dell’Enterprise 2.0, quantomeno nelle direzioni seguenti:

  • Un’offerta tecnologica ricca ed ormai matura: Anche solamente un anno fa, molti CIO continuavano a segnalare una tecnologia troppo giovane come una delle barriere verso l’Enterprise 2.0. Ciò è ormai sempre meno vero. andando a rispolverare gli ultimi report degli analisti e le più recenti operazioni di mercato è chiaro che all’interno di una miriade magmatica e poco differenziata di prodotti stiano emergendo con forza alcuni leader. Dopo aver già superato il miliardo di licenze, Microsoft con il suo Sharepoint 2010 continuerà certamente a diffondersi come un virus, questa volta speriamo con capability di livello. IBM con Lotus Connections 2.5 (più Quickr) può vantare finalmente una suite solida, usabile, completa. Con Social Business Software 4.0,  Jive è ormai il competitor più pericoloso per Microsoft ed IBM, da cui si differenzia per un approccio più spostato su emergenza, trasparenza, socialità, collaboration, customizzabilità ma anche su una completezza di funzionalità 2.0 finora ineguagliata grazie a rilasci che avvengono ad una velocità che i due grandi non riusciranno mai ad eguagliare. Sul mercato rimangono ovviamente tanti altri prodotti validi, ma comunque distaccati dai risultati di IBM, Microsoft e Jive o focalizzati in aree più verticali (es. wiki, innovazione, social crm, etc)
  • Più consapevolezza da parte dei manager: dopo due International Forum on Enterprise 2.0, l’attesissimo libro di Andrew McAfee su cui scriverò a breve, la creazione del 2.0 Adoption Council da parte di Susan Scrupski, un buon numero di casi di successo e ricerche pubblicate dalle grandi società di consulenza, molti manager hanno preso coscienza dell’Enterprise 2.0 e delle sue potenzialità. Buona parte di loro nel 2010 si troverà di fronte a problemi ancora più complessi legati all’adozione, alla misurazione dei risultati, al riconoscimento da parte del senior management, alle sfide culturali che l’introduzione dell’Enterprise 2.0 porta con sè
  • Non esiste una sola Enterprise 2.0: una tendenza divenuta evidente nel 2009, ma che si consoliderà ancora di più in questo 2010 è il superamento di un concetto astratto e generico di Enterprise 2.0 a favore di problematiche molto più specifiche e verticali dei clienti. Progetti di sviluppo in modalità aperta del prodotto (social product development) sono molto diversi dal far evolvere la propria intranet in chiave 2.0 (intranet 2.0) o dal capitalizzare le conoscenze della propria rete vendita (sales community) o dal creare un customer care partecipato e dal basso (social crm). Per ognuno di questi ambiti servono competenze, piattaforme tecnologiche, attività progettuali e credenziali sui clienti diverse. Offerta software e consulenza stanno assecondando questa maturazione arricchendosi di soluzioni e figure diverse (vedi per esempio i diversi moduli verticali che Jive Software metta a disposizione e l’organizzazione del nostro International Forum on E20)
  • L’adozione non basta, servono i numeri: spesso anche io ho avuto la responsabilità di rimarcare il tema dell’adozione quasi come fosse la meta ultima dei progetti Enterprise 2.0. E’ giustissimo concentrarsi non solo sulla realizzazione tecnologica delle iniziative, ma ancora di più sul come declinare questa introduzione nel lavoro quotidiano delle persone mostrandone concretamente i benefici individuali, ancora prima che aziendali. Purtroppo però l’adozione non è sufficiente. Dire che il 50% o anche il 90% dei dipendenti utilizza il nuovo sistema di social networking non dice nulla sulla reale utilità dell’iniziativa per l’azienda e buona parte del mercato non ha ancora neanche provato a misurare i risultati. Nel 2010 la sperimentazione lascerà invece il posto ad un’applicazione mirata a chiari obiettivi dell’impresa che dovranno essere operativamente perseguiti, misurati e mostrati al senior management. A tal fine diversi vendor (vedi Telligent Analytics e ancora Jive Analytics in partnership con SAP BusinessObjects ad esempio) hanno  lavorato negli ultimi mesi per integrare funzionalità di analytics, business intelligence, buzz monitoring e sentiment analysis. Oltre ai report sarà però necessario proporre finalmente adeguati modelli di analisi dei ritorni sia tangibili che intangibili. La Value Network Analysis è una metodologia particolarmente interessante.
  • Enterprise 2.0 o Management 2.0? E’ ormai chiaro più o meno a tutti come l’Enterprise 2.0 sia più questione di change management, motivazione, leadership, engagement che banalmente di sostituire le applicazioni web disponibili a dipendenti e clienti. Le iniziative che stanno garantendo maggiore successo (in particolare economico), sembrano però essere quelle in cui l’Enterprise 2.0 rappresenta piuttosto la punta di un iceberg di rinnovamento dei modelli organizzativi, di incentivazione del management e di creazione del valore. Nel 2010 ci sarà da chiarire definitivamente l’impatto che l’Enterprise 2.0 può dare su temi ampi e profondi come il futuro delle modalità di lavoro, il futuro del management ed in ultima analisi sull’economia dopo il Big Shift. Sempre che non ci si voglia limitare a considerare questo nuovo approccio esclusivamente da una prospettiva tecnologica.
  • Fuori vs Dentro? Parlando a Roma con Josh Bernoff avevo già sollevato il dubbio su quanto fosse importante far parlare social media marketing (iniziative esterno) ed enterprise 2.0 (iniziative interne). Ormai questo dubbio sta lasciando spazio ad una certezza sulla necessità di un framework concettuale complessivo ed in grado di abbracciare tutte le attività social che un’azienda mette in campo. Perchè? Semplicemente perché ogni iniziativa esterna, pur essendo caratterizzata da attività specifiche (vedi campagne di lancio, iniziative di SEO, marketing anche offline) richiede in realtà uno studio attento degli impatti sui processi interni ed un lavoro piuttosto complesso di preparazione dei dipendenti nel partecipare ad una conversazione costante, trasparente ed in tempo reale con il mercato. Fuori e dentro stanno sempre più avvicinandosi ed ancora una volta l’offerta ha già anticipato questo trend proponendo una soluzione unica per community sui dipendenti e sui consumatori e meccanismi di bridging tra i due ambienti. La stessa sfida si gioca anche sul terreno della governance (qui intesa come modello organizzativo ottimale) per far crescere e gestire i progetti Enterprise 2.0.
  • Comunità o Processi? Infine, il più recente tema esploso in questi mesi nella blogosfera a livello mondiale è la socializzazione dei processi di business (vi invito a registrarvi per leggere questa discussione), ovvero di come usare i social media per arricchire, rendere più efficienti e addirittura fare evolvere sistemi e workflow ormai consolidati in azienda. Ne abbiamo parlato sul palco all’Enterprise 2.0 Summit a Francoforte ed il caso Lago (su cui Open Knowledge è stata impegnata) rappresenta già un esempio promettente di social product development, ma qui si va a parlare anche di Social Crm, Erp 2.0, di impatti sulla Supply Chain, etc. Non posso per ora dire di più, ma scommetto sarà un’area in fortissima crescita quest’anno e che consentirà di migliorare quella contaminazione tra formale ed informale, tra organizzazione e chaos così necessaria a rendere più agile e competitiva l’impresa moderna, facilitando tra l’altro il lavoro di misurazione dei ritorni. Insomma nel 2010 l’Enterprise 2.0 sarà un pò meno comunità di pratica o di interesse e si avvicinerà sempre di più al business.

Quali sono per voi le tendenze più forti del Social Media Marketing e dell’Enterprise 2.0 per il 2010 ed oltre?

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Commenta »   17 gennaio 2010

L’Enterprise 2.0 parte dall’Engagement

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0

Quando sono invitato a portare la mia esperienza sul contributo che l’Enterprise 2.0 è in grado di fornire alle aziende in questo contesto economico, buona parte del mio discorso verte su un aspetto così semplice da sembrare forse utopico: cambiare il modo in cui l’organizzazione tiri dentro le persone nei risultati, nel contribuire attivamente alla crescita ed alle decisioni di business, nel migliorare la qualità del servizio, nell’agire come creatori dell’innovazione.

In una parola, coinvolgere. Appunto puntare sull’engagement con modalità lontane da quelle tipiche della catena di comando di stampo tayloristico: facendo invece leva su temi come la passione, la trasparenza, il lavorare per un fine più alto ed ambizioso, il sentirsi parte di un’identità, la condivisione di pratiche in contesti di crescita continua dell’individuo, il riconoscimento di meriti e contributi.

Cos’è l’engagement? L’Engagement è la voglia e la capacità dei dipendenti di contribuire al successo dell’organizzazione mettendo a disposizione volontariamente tutta la propria energia, creatività e passione a più livelli: razionale (capire operativamente il proprio ruolo e responsabilità), emozionale (mettere anima e corpo nel lavoro), motivazionale (sentirsi al posto giusto all’interno dell’organizzazione).

Potremmo allora domandarci quanto engagement ci sia nelle aziende di oggi. La risposta purtroppo è poco, pochissimo almeno stando a quanto mostrato dalla recente Global Work Survey di New Towers Perrin su 90K dipendenti in 18 paesi:

La situazione è disastrosa dato che solamente 1/5 dei dipendenti da veramente il massimo, contro più del 40% che pur avendo capacità non da tutto ed un altro 38% che fa il minimo possibile. In Italia gli engaged scendono addirittura all’11%, contro il 29% degli Stati Uniti.

Stiamo parlando dell’Engagement Gap: della distanza tra il contributo di cui i datori di lavoro avrebbero bisogno da parte dei propri dipendenti per competere in questo momento storico e la loro capacità di ottenere realmente questo contributo da una percentuale significativa degli assunti.

Perchè è così cruciale colmare questo gap? Perchè in un’economia della conoscenza e della creatività, di fronte ad una permanente necessità di reinventare competenze che diventano in fretta obsolete, mantenere un vantaggio competitivo significa mantenere una forza lavoro motivata:

Il livello di engagement si traduce in differenze sostanziali sia a livello di risultato operativo (EBIT) che di utili per azione, ma il legame è ancora più profondo dato che nelle aziende con alto engagement i dipendenti sono anche convinti di poter incidere più profondamente sulla qualità del servizio,sulla soddisfazione del cliente, sulla redditività, sull’innovazione, sulla riduzione dei costi e sulla crescita del fatturato. Ed il bello è che si vede come oltre ad essere meno profittevoli, le aziende con dipendenti insoddisfatti rischiano anche di perdere i propri talenti, dovendosi invece tenere i lavoratori più demotivati (che nel 50% dei casi non ci pensano proprio ad andarsene).

L’aspetto forse più grave è però la colpevole ignoranza delle società sul loro ruolo nei meccanismi che regolano l’engagement. Molto spesso la responsabilità viene scaricata banalmente sui dipendenti sfaticati per natura o sui loro manager che non li sanno motivare abbastanza.

La realtà è tuttavia diversa: è l’azienda ad avere un compito centrale nel motivare i propri dipendenti, che si, vogliono sicurezza e tempo libero, ma anche sfide ed attività che facciano crescere il loro bagaglio di competenze:

Se i dipendenti non nascono così svogliati e demotivati, di chi è la colpa e quali azioni possono essere messe in campo per rovesciare il quadro attuale?

Lo studio mostra come intuitivamente ciò che fa la differenza è l’ambiente e la stessa natura dell’esperienza di lavoro in termini di valore dei prodotti per il cliente, trattamento corretto, ascolto e sincero interesse del management verso il futuro dei dipendenti. Tutto questo oggi non avviene affatto, dato che solo 1 dipendente su 10 ritiene che il management consideri gli impiegati come l’asset più importante.

La via d’uscita affinchè i leader abbiano un influsso più positivo sui dipendenti sembra allora essere duplice:

  • Servono innanzitutto nuovi concetti di leadership e di management che al carattere forte ed autoritario del tipico capo aggiungano skill inedite ed ancora rare come autenticità, grande intelligenza emotiva, doti di comunicazione e coaching, capacità di ispirare
  • Ad un livello più alto, la stessa cultura aziendale deve evolvere, in generale per essere più allineata con le priorità di business (chi vende prodotti di lusso si può permettere una cultura diversa da chi produce tondini di ferro), ma anche dotarsi di alcuni tratti comuni:

Ora se ci fate caso la cultura d’innovazione appena descritta è partecipata (emotivamente ed operativamente), aperta al nuovo (provenga esso dall’interno o dall’esterno) ed è trasparente e meritocratica. In una parola è quella di un’Enterprise 2.0!

Stiamo parlando quindi di management o di community? E se fossero due mondi sempre meno distanti? E se non fossero solamente le modalità di leadership meno gerarchiche e più partecipate a favorire i progetti di social networking aziendale, ma al contrario il social networking fosse l’ispirazione per un diverso modello di management?

Io credo che qui sia il futuro della competizione.

Per approfondire vi rimando allo studio di New Towers Perrin ed all’articolo Management’s Dirty Little Secret pubblicato da Gary Hamel sul Wall Street Journal.

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1 Commento »   15 gennaio 2010

Enterprise 2.0 & Social Media Marketing

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0

Dopo il convegno di Amsterdam (per cui si accettano ancora per qualche giorno candidature ad un biglietto omaggio), vi segnalo un altro evento, questa volta gratuito e sul territorio italiano.

Si tratta dell’Enterprise 2.0 & Social Media Marketing che si terrà nel pomeriggio del 20 Gennaio e che vale la pena annotarsi almeno per un paio d’aspetti:

  • Innanzitutto non si tiene a Milano o a Roma, ma a Parma, in un’area ancora poco toccata dagli approcci collaborativi e tuttavia dove l’Enterprise 2.0 potrebbe schiudere un altissimo potenziale sia per la grande che per la piccola-media impresa
  • Non è organizzato da produttori di tecnologia e consulenti, ma dall’Unione Parmense degli Industriali e dal Gruppo Imprese Artigiane di Parma, quindi in un certo senso da parte dei clienti che dell’Enterprise 2.0 potrebbero beneficiare

Un pò come per l’International Forum on Enterprise 2.0, lo sguardo è variegato abbracciando sia le applicazioni interne che quelle esterne all’impresa, sia la grande che la piccola azienda come si può leggere dalla presentazione:

L’obiettivo è di fare chiarezza sui temi, suggerire un cambiamento nel modo di fare impresa e di comunicare l’esistenza di marchi e prodotti facendo partecipare clienti, fornitori e stakeholders. Tutte le aziende sono invitate a studiare il fenomeno dei social media, che costringono a rivoluzionare i metodi di comunicazione al fine di CREARE VALORE nei processi organizzativi e di marketing.

Spero che l’evento non tratti solo di comunicazione, ma ancora più di un cambiamento nello stesso concetto d’impresa. Speaker ed interventi in programma lasciano ben sperare:

  • 15.00 – Saluto e apertura dei lavori: Cesare Azzali, Direttore Unione Parmense degli Industriali
  • 15.15  – Aspetti sociologici di una innovazione dirompente: Giorgio Triani, Marco Camisani Calzolari, Graziano Ciarlini
  • 15.45 – Benefici in area Marketing e commerciale. Stabilire una nuova relazione con il cliente attraverso il marketing conversazionale: Marco Massarotto, Pepe Moder, Eugenio Perrier
  • 16.30 – Benefici in area HR. Come motivare e coordinare le persone, gestire al meglio la intranet, le conoscenze e i processi interni: Luigi Grimaldi, Emanuele Quintarelli, Marco Zamperini
  • 17.00 – Benefici in area R&D. Come migliorare la collaborazione nelle fasi di innovazione di prodotto o di processo: Alessio Jacona, Mirko Pallera, Emanuele Quintarelli
  • 17.30 – Benefici per le PMI. Come governare il cambiamento progettando una strategia di comunicazione contagiosa, credibile, sostenibile e misurabile: Alessandro Prunesti, Roberto Buratti, Ferdinando Vighi, Mirko Pallera

Con l’intervento di Brian Solis (credo in differita), Simone Tornabene, Francesco Paradiso, Luca Sartoni.

Dato il format aperto e centrato più sul confronto che sullo speech singolo, mi auguro ci sia veramente una discussione e che le aziende in sala abbiano voglia di esporsi, porre domande, criticare e capire di più cosa di buono c’è per loro nell’Enterprise 2.0.

I social media ruotano in fondo all’interno di uno spazio molto ristretto. Sarà l’occasione per rincontrare amici come Mirko, Alessio, Luigi, Francesco, Marco e Marco, ma anche di conoscerne di nuovi. Vi invito quindi a consultare le informazioni contenute nella brochure e a dare la vostra adesione su Linkedin.

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4 Commenti »   11 gennaio 2010

Gratis all’Enterprise Social 2.0: Rip o ROI

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0

Ogni mese scopro con piacere come anche in Europa ci siano sempre più occasioni per saperne di più sull’Enterprise 2.0 ed il Social Media Marketing. Durante le vacanze di Natale, grazie ad Andrea Vascellari sono in particolare venuto a conoscenza di un nuovo evento, il primo del 2010, che si tiene ad Amsterdam il 27 e 28 Gennaio denominato Enterprise Social 2.0 – Rip o Roi?

Tra i temi che verranno trattati:

  • How to integrate social media programs successfully into business strategies?
  • Building business momentum, visibility and market growth through social media
  • Measuring success and influence using metrics and analytics: what are the tools and techniques
  • Integrating viral marketing and social media into traditional marketing mix
  • Developing and activating audiences using social media channels such as Twitter, Facebook, blogs
  • Maximising brand awareness through creating powerful synergy using online and offline strategies
  • Social retailing: developing an integrated E-commerce approach and selling using social media
  • Engaging your organisation to use social media to maximise effectiveness and productivity
  • Tackling the legal and privacy aspects of implementing social media within a large organisation

Perchè ne scrivo qui? Innanzitutto perché credo che anche noi italiani/europei dovremmo fare di più per partecipare alla scena internazionale, fornendo e ricevendo contributi specialmente laddove il cuore dell’evento sia legato a casi di successo ricchi e variegati come quelli di Vodafone, Google, Swift, Philips, L’Oreal, Airbus, Kodak, Mars, Nokia, SAP, Siemens, Lego, Domino’s Pizza. Ciò per me significa due cose:

  • Nomi simli mostrano senza ombra di dubbio come l’Enterprise 2.0 abbia ormai stabilmente ottenuto un ruolo di rilievo nella strategia di molte delle aziende più grandi al mondo
  • Confrontarsi con gli obiettivi di business, le metodologie di coinvolgimento, gli approcci alla governance, le lezioni apprese e perchè no, le difficoltà incontrate da simili realtà certamente può aiutare la stessa crescita del tessuto italiano

L’aspetto forse ancora più interessante per chi legge è però la possibilità per un blogger italiano di partecipare in modo totalmente gratuito ad Enterprise Social 2.0: Rip or Roi (del valore di 1395 Euro + VAT come è possibile notare dalla pagina di registrazione). Essendo occupato in quegli stessi giorni in un altro evento a Londra, ho chiesto ad Irina Kremim di KGS Global di regalare l’accesso ad un altro italiano che potrà prendere parte ai due giorni di conferenza senza sostenere costi di registrazione (dovrà però provvedere autonomamente a viaggio ed alloggio).

Tra tutti quelli che mi contatteranno per mail o commentando questo post, sceglierò una persona che dovrà:

  • Già occuparsi di Enterprise 2.0 in modo visibile  scrivendone in italiano online (blog, twitter, articoli, etc)
  • Fare copertura delle due giornate di conferenza sul blog e sul nuovo canale Twitter di Open Knowledge

In cambio mi sento di poter garantire un evento dai contenuti interessanti, in una città che vale la pena visitare, all’interno di un clima assolutamente internazionale che vi permetterà di accrescere sia le vostre conoscenze tecniche che quelle relazionali. C’è solo un biglietto gratuito, quindi affrettatevi se volete essere voi ad andare.

Per chi non sarà il fortunato prescelto :D è comunque possibile registrarsi all’evento facendo uso del codice (“itivenet”) messo a disposizione da Andrea Vascellari che da diritto ad uno sconto del 15% sul prezzo pieno.

Per maggiori informazioni potete consultare la brochure dell’evento, il gruppo in Facebook o Linkedin oppure contattare direttamente KGS. A tutti noi non resta che seguire la copertura online tramite i canali di Open Knowledge e l’hashtag #es2010.

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2 Commenti »   4 gennaio 2010

Guardando al 2010: L’Enterprise 2.0 nel 2009

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0

In questa miniserie di due puntate, riprenderò i post più letti/commentati di quest’anno per  ricapitolare gli eventi e gli spunti più importanti del 2009 sull’Enterprise 2.0 per poi affrontare nel prossimo articolo alcuni segnali sui cambiamenti che potrebbero attenderci nel 2010.

Da Gennaio a Dicembre 2009 ho pubblicato circa 60 post, ma i dieci articoli che mi sembrano ricapitolare meglio gli ultimi 365 giorni sono i seguenti:

  • I Confini dell’Enterprise 2.0: se il 2009 ha segnato definitivamente una maggiore consapevolezza dell’Enterprise 2.0 da parte del business, è bene fare chiarezza sul rapporto tra web 2.0 ed azienda tramite un diagramma che mostra le interrelazioni tra quattro aree: Digital Marketing, Enterprise 2.0, Social Media, Mass Collaboration. Purtroppo sul mercato si legge ancora tanta confusione e non solo da parte dei clienti
  • Non è un problema di età: ovvero di come, aldilà di quanto spesso si creda, numerosi studi inizino a mostrare quanto adozione ed utilizzo di strumenti partecipativi non siano affatto prerogativa dei più giovani e di quanto importante sia invece il ruolo di chi detiene effettivamente la memoria storica dell’impresa
  • Microsoft Sharepoint come piattaforma Enterprise 2.0?: in attesa dell’uscita ufficiale di Sharepoint 2010, è utile riflettere sulle caratteristiche anche non funzionali che ci si deve attendere da una soluzione Enterprise 2.0 affinché essa almeno non costituisca una barriera d’adozione da parte degli utenti. Pensare al focus sulle persone oltre che sui documenti, all’usabilità (anche sociale), alla capacità di rompere i silos dipartimentali, all’apertura come comportamento di default, all’emergenza dei contributi è un ottimo modo per affrontare criticamente quanto affermato dai vendor.
  • Le Basi dell’Enterprise 2.0: un lungo e ricco elenco dei libri, blog, report, casi di successo e conferenze che proprio non dovreste mancare se vi state avvicinando all’Enterprise 2.0
  • L’Enterprise 2.0 in pratica: da uno studio del Burton Group sull’utilizzo di ambienti di social networking in azienda, alcuni spunti fondamentali per la definizione di un’appropriata strategia di introduzione dell’Enterprise 2.0 che non dimentichi gli obiettivi di business, gli aspetti culturali, il change ed il community management
  • Da Enterprise 2.0 a PMI 2.0 – Intranet 2.0 in Lago: per portare tutto sulla Terra, una fantastica storia di successo capace di mostrare concretamente quanto economico, veloce e potente sia il cammino di avvicinamento alla Intranet 2.0. Un progetto dal chiarissimo ROI  e dagli enormi impatti organizzativi che ha recentemente ottenuto il premio Innovazione ICT nazionale allo SMAU 2009 creando addirittura una nuova categoria Enterprise 2.0
  • CIA 2.0: un’altra storia di successo questa volta internazionale che tocca addirittura il cuore delle community di intelligence americana, testimoniando come non solamente l’Enterprise 2.0 sia in grado di produrre cambiamenti profondi e vitali, ma come questo passaggio sia del tutto possibile anche in contesti fino ad oggi lontanissimi dagli approcci aperti e trasparenti della rete. Altri casi pubblicati sono quelli di Dell, IntelBooz Allen Hamilton.
  • Fare l’Enterprise 2.0: una presentazione di sole 10 slide utilizzata all’evento ClubTI Marche in cui ho cercato di portare l’attenzione sulle poche ma sostanziali domande (obiettivi di business, l’E2.0 è davvero la soluzione?, come coinvolgere le persone, come misurare i risultati, come gestire la partecipazione) che sarebbe opportuno porsi ancora prima di lanciare qualunque progetto 2.0
  • L’Enterprise 2.0 da chi la fa: un recentissimo report emerso dal 2.0 Adoption Council che presenta indicazioni relative a business driver e ritorni, livelli di soddisfazione e budget, strategie d’adozione, maturità del mercato così come visti dalle aziende in prima linea in ogni parte del mondo. Per approfondire quanto sta emergendo dal Council vi rimando anche a La strada migliore verso l’Enterprise 2.0 in cui si presenta un ragionato percorso di introduzione in realtà di grandi dimensioni
  • La verità sull’Enterprise 2.0: un post che infine mette in luce le attuali criticità, debolezze, resistenze che l’Enterprise 2.0 dovrà affrontare durante il 2010.

Quali sono secondo voi i post fondamentali che nessuno avrebbe dovuto perdere nel 2009 sull’Enterprise 2.0? Alla prossima puntata per il mio sguardo sulle sfide che inizieremo ad affrontare da Gennaio.

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Commenta »   31 dicembre 2009

Una survey su persone ed Intranet 2.0

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0

E’ noto come trovare in Italia ricerche e dati interessanti sull’utilizzo da parte delle aziende dei nuovi strumenti collaborativi mutuati dalla rete sia ancora molto difficile. Ben vengano allora le iniziative che tentano di raccogliere e condividere simili indicazioni come quella appena lanciata da Giacomo Mason e Cristiano Siri.

Entrando nello specifico lo studio si propone di costituire un semplice, ma efficace benchmark esplorativo sulle modalità di popolamento e aggiornamento del profilo personale nel cercapersone delle intranet di aziende medio-grandi (più di 250 dipendenti). Insomma un tuffo in quello che rappresenta un pò il seme da cui di frequente nasce lo stesso concetto di social networking e di intranet 2.0.

Le risposte saranno utilizzate sia come prima indagine sul tema che come input per la costruzione di una futura survey più strutturata sull’argomento. Tale questionario ed i relativi risultati verranno quindi distribuiti ad aziende italiane ed internazionali in un’ottica di condivisione di risultati, case study e best practice ad uso di tutta la comunità dei professionisti delle intranet.

Partecipare alla survey richiede solo qualche minuto del vostro tempo, ma fornirà un’importante assessment sulla maturità di questo strumento così importante e purtroppo ancora così poco sfruttato che è la intranet aziendale.

Potete accedere al questionario al link http://tinyurl.com/yd9uszf

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3 Commenti »   16 dicembre 2009

Enterprise 2.0 – Andrew McAfee

Pubblicato da Emanuele Quintarelli | in Enterprise 2.0, Libri

Mentre tornavo a casa da Milano, stasera ho trovato un pacco sopra alla cassetta della posta con dentro questo:


All’interno c’erano tre libri ed uno tra questi è proprio Enterprise 2.0: New Collaborative Tools for Your Organization’s Toughest Challenges di Andrew McAfee. Inutile dire che non sono riuscito a trattenermi ed ho già iniziato a leggerlo! :) Conto di condividere qui una review del lavoro di Andrew e delle mie sensazioni quanto prima! Si tratta sicuramente del più atteso e già noto libro sull’Enterprise 2.0 al mondo!

Gli altri due testi arrivati sono:

Insieme agli altri tre che sto attendendo, avrò materiale da leggere per arricchire le mie riflessioni durante le vacanze di Natale!

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2 Commenti »   11 dicembre 2009