{"id":79,"date":"2008-08-10T14:17:48","date_gmt":"2008-08-10T12:17:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2008\/08\/10\/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono\/"},"modified":"2008-08-10T14:28:21","modified_gmt":"2008-08-10T12:28:21","slug":"perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2008\/08\/10\/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono\/","title":{"rendered":"Perch\u00e8 la Maggior Parte delle Community Falliscono"},"content":{"rendered":"<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"best-practices,community-management,cultivation,deloitte,enterprise+2.0,francois-goussieaux,online-communities,tribalization,Web+2.0\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2008\/08\/10\/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono\/\"><\/a><\/div>\n<p>A met\u00e0 Luglio\u00a0Ed Moran di <a href=\"http:\/\/www.socialenterprise.it\/wp-admin\/www.deloitte.com\">Deloitte &amp; Touche<\/a>  e <a href=\"http:\/\/www.emergencemarketing.com\/\">Francois Gossieaux<\/a>  di <a href=\"http:\/\/www.beelinelabs.com\/\">Beeline Labs<\/a> hanno presentato &#8220;<a href=\"http:\/\/www.beelinelabs.com\/tribalization\/\">2008 Tribalization of Business: How to Achieve Trasformational Change through Communities and Social Networks<\/a>&#8220;, uno studio sull&#8217;impatto e sulle modalit\u00e0 di coltivazione delle comunit\u00e0 online all&#8217;interno di 140 aziende B2B e B2C, ripreso prontamente dal Wall Street Journal con l&#8217;eloquente titolo <a href=\"http:\/\/blogs.wsj.com\/biztech\/2008\/07\/16\/why-most-online-communities-fail\/\">Why Most Online Communities Fail<\/a> e da ReadWriteWeb con <a href=\"http:\/\/www.readwriteweb.com\/archives\/corporate_social_networks_are.php\">Corporate Social Networks Are A Waste of Money<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Cosa emerge realmente dallo studio? <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>I social media vengono utilizzati innanzitutto per la creazione di idee, l&#8217;innovazione, la ricerca di mercato, il customer service producendo risultati quali ridurre i costi di ricerca e supporto, generare word of mouth, incrementare la fedelt\u00e0 dei clienti ed i prodotti di successo, aprirsi verso l&#8217;esterno ed abilitare la formazione continua toccando tutti i dipartimenti aziendali<\/li>\n<li>Decretare il successo o l&#8217;insuccesso di un progetto di community richiede l&#8217;identificazione (in anticipo) di metriche appropriate. <strong>La maggior parte delle aziende continua per\u00f2 a misurare i social media con le stesse metriche dei siti web <\/strong>(page views, numero di visitatori, utenti registrati ed attivi). Le metriche dovrebbero invece essere chiaramente associate agli obiettivi di business del progetto (ad es. riduzione del numero di chiamate al call center, riduzione dei tempi di risposta, aumento del numero di idee generate, delle citazioni,\u00a0 delle vendite legate all&#8217;iniziativa)<\/li>\n<li><strong>Quali aspetti aiutano di pi\u00f9 il successo della community?<\/strong> La possibilit\u00e0 di entrare in contatto ed aiutare altri utenti, il focus su temi realmente d&#8217;interesse ed un appropriato community management.<\/li>\n<li><strong>Quali sono gli ostacoli maggiori alla crescita della community? <\/strong>La tecnologia neanche appare tra le risposte, mentre ruolo primario viene attribuito all&#8217;identificazione e coinvolgimento dei partecipanti ed ancora la disponibilit\u00e0 di risorse adeguate per la coltivazione. Senza queste condizioni, il fallimento \u00e8 pressoch\u00e8 garantito.<\/li>\n<li>Nonostante l&#8217;investimento degli intervistati sia stato <strong>nel 6% dei casi pi\u00f9 di 1M di dollari<\/strong> e nel 42% almeno 50K dollari, solo nel 9% delle community troviamo pi\u00f9 di 10K utenti e per <strong>61% di queste il conto si ferma a meno di 500 partecipanti. <\/strong><\/li>\n<li>La <strong>scarsa comprensione della centralit\u00e0 di un processo di lancio e coltivazione<\/strong> viene testimoniata dal <strong>34% delle iniziative prive di una risorsa dedicata<\/strong>, con un altro 27% che dispone di una sola persona.<\/li>\n<li>Ad ogni modo il <strong>96% delle aziende che hanno preso parte allo studio prevedono di mantenere o incrementare il proprio investimento<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Aldil\u00e0 delle cifre cosa devono portarsi a casa le aziende? Veramente le community sono soldi buttati?<\/p>\n<ul>\n<li><strong>I ritorni dall&#8217;utilizzo delle community sono profondi, elevati e di lungo termine<\/strong> (es. incremento delle revenue del 50%, del successo dei nuovi prodotti e della possibilit\u00e0 di farsi ascoltare dell&#8217;azienda, anche piccola e media). Il successo non si misura banalmente con il numero di visitatori dentro un pannello di controllo, ma con gli effetti reali di business.<\/li>\n<li><strong>Il lavoro del CMO (Chief Marketing Officer) sta cambiando<\/strong> e le community diventeranno presto una delle armi pi\u00f9 potenti nel marketing, a patto di iniziare da subito a vedere ed approcciare in modo diverso questo ambito.<\/li>\n<li><strong>Le aziende stanno imparando a proprie spese cosa significa avere a che fare con il web 2.0<\/strong> e specialmente la necessit\u00e0 di investimenti, competenze, metriche e strategie opportune<\/li>\n<li>Purtroppo in assenza di queste condizioni <strong>ci\u00f2 che si diffonde a macchia d&#8217;olio sono le pessime pratiche<\/strong>: partire dalla tecnologia aspettandosi che gli utenti vengano da soli perch\u00e8 siamo bravi, la paura di inquadrare strategicamente il progetto per non dar fastidio a qualche senior executive, il dover ricreare sempre tutto (software e community) da capo per essere originali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Identificare, coltivare e misurare communit\u00e0 interne ed esterne fino a spostare l&#8217;ago della bilancia \u00e8 qualcosa che stiamo imparando per gradi, ma esistono gi\u00e0 processi, best practices, storie di successo, previsioni di mercato e figure dedicate.<\/p>\n<p><strong>I fallimenti di alcune realt\u00e0 non significano che l&#8217;Enterprise 2.0 sia uno spreco di risorse, ma al contrario rendono evidente come per fare la differenza sia assolutamente necessario iniziare a pensare in modo differente. <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin: 0px\" width=\"425\" height=\"355\">Per finire, la registrazione del webinar (slide + parlato) dello studio a cui ho assistito ieri tramite <a href=\"http:\/\/www.awarenessnetworks.com\/\">Awareness<\/a> :<\/p>\n<p style=\"margin: 0px\" width=\"425\" height=\"355\">&nbsp;<\/p>\n<p><object classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\" width=\"425\" height=\"355\"><param name=\"width\" value=\"425\" \/><param name=\"height\" value=\"355\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/static.slideshare.net\/swf\/ssplayer2.swf?doc=2008-tribalization-of-business-study-sncr-webinar-1217599445412835-9&amp;stripped_title=2008-tribalization-of-business-study-sncr-webinar\" \/><embed type=\"application\/x-shockwave-flash\" width=\"425\" height=\"355\" allowfullscreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\" src=\"http:\/\/static.slideshare.net\/swf\/ssplayer2.swf?doc=2008-tribalization-of-business-study-sncr-webinar-1217599445412835-9&amp;stripped_title=2008-tribalization-of-business-study-sncr-webinar\"><\/embed><\/object><\/p>\n<div style=\"float: right; 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