{"id":429,"date":"2010-03-23T11:02:03","date_gmt":"2010-03-23T09:02:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.socialenterprise.it\/?p=429"},"modified":"2010-03-23T21:34:08","modified_gmt":"2010-03-23T19:34:08","slug":"un-modello-unificato-per-il-community-management","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2010\/03\/23\/un-modello-unificato-per-il-community-management\/","title":{"rendered":"Un Modello Unificato per il Community Management"},"content":{"rendered":"<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"2010,community-management,enterprise+2.0,framework,rachel+happe,the+community+roundtable\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2010\/03\/23\/un-modello-unificato-per-il-community-management\/\"><\/a><\/div>\n<p>In un mercato in cui grazie ai social media si riduce drasticamente la capacit\u00e0 delle aziende di controllare il messaggio e pilotare le decisioni di acquisto di consumatori sempre pi\u00f9 autonomi ed esperti sul prodotto grazie ad uno scambio trasparente, paritetico, disintermediato con i propri pari, lo stesso ruolo dell&#8217;impresa nella catena del valore viene messo in discussione.<\/p>\n<p>Se il megafono (anche quando usato sui media tradizionali) tende sempre pi\u00f9 ad andare in crisi mentre la relazione si sposta prepotentemente all&#8217;interno dei social network, alle organizzazioni non resta che apprendere e possibilmente fare proprio un nuovo modo di confrontarsi con il proprio pubblico. Una modalit\u00e0 in cui la relazione uno ad uno (azienda -&gt;&nbsp;cliente) o uno a molti (azienda -&gt; pubblico), viene improvvisamente sovrastata dalla voce della community, spazi neutri, spesso non presidiati e continuamente mutevoli in cui il cliente la fa da padrone.<\/p>\n<p>Da questo mutato scenario emerge con forza il bisogno di rinnovare la sensibilit\u00e0, le competenze e gli strumenti impiegati dall&#8217;impresa facendo pi\u00f9 leva su quel concetto di community management finora relegato sporadicamente a qualche limitata esperienza online.<\/p>\n<p>Bench\u00e8 il community management sia forse <a href=\"\/?p=79\">il prerequisito pi\u00f9 importante<\/a> per interagire in modo nuovo con il mercato, come scrivevo <a href=\"\/?p=290\">qualche post fa<\/a> gli studi pi\u00f9 recenti mostrano nettamente che:<\/p>\n<blockquote>\n<p>&#8230; &#8220;le aziende ancora non hanno sufficiente esperienza sulla gestione di progetti il cui successo non \u00e8 realizzabile in modalit\u00e0 push, top-down, centralizzata, ma al contrario richiede un coinvolgimento, una motivazione, una decentralizzazione guidata in larga misura dalle persone&#8221; &#8230; quando &#8230; &nbsp;&#8220;l\u2019opportunit\u00e0 immensa di differenziarsi dai propri competitor risiede invece nel lavorare all\u2019intersezione tra individuo, organizzazione e tecnologia..&#8221;<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Questa mancanza di maturit\u00e0 \u00e8 ulteriormente testimoniata da budget per il community management che non&nbsp;<a href=\"\/?p=281\">arrivano al 10% del valore dei progetti<\/a> partecipativi in azienda. Come rimediare a questa situazione, iniziando a costruire dei modelli robusti e sistematici di community management?<\/p>\n<p>La <a href=\"http:\/\/community-roundtable.com\/about\/who-we-are\/\">Community Roundtable<\/a> \u00e8 un gruppo internazionale per la condivisione in modo neutro di best practices e risorse sul community management guidato da Rachel Happe e Jim Storer che ha recentemente pubblicato un ricchissimo report intitolato <a href=\"http:\/\/community-roundtable.com\/socm-2010\/\">The State of Community Management<\/a> che vi invito assolumente a leggere.<\/p>\n<p>Riprender\u00f2 alcuni spunti dal report in futuro, ma qui vorrei intanto condividere <a href=\"http:\/\/community-roundtable.com\/2009\/06\/the-community-maturity-model\/\">il modello stesso di community management<\/a> sviluppato da Rachel e Jim per articolare sia le competenze che le fasi di maturit\u00e0 delle iniziative centrate sulle community:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/community-roundtable.com\/wp-content\/uploads\/2009\/06\/CommunityMaturityModel_HighRes.jpg\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2453\/3637035309_39087b7f28.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"371\"><\/a><\/p>\n<p>Come scrivevo sopra il modello fa da vera e propria mappa sull&#8217;ampio territorio della coltivazione delle interazioni online lungo due dimensioni di lettura: le 8 competenze necessarie per un buon community management e l&#8217;evoluzione di queste competenze mentre l&#8217;organizzazione passa da una struttura totalmente gerarchica ad un approccio in cui il concetto di network plasma lo stesso modo di funzionare dell&#8217;impresa.<\/p>\n<p>In orizzontale si vede innanzitutto come nel lungo termine, Rachel consideri le community pi\u00f9 un paradigma organizzativo che si diffonde ed influenza il modo di lavorare, pi\u00f9 che una semplice attivit\u00e0 racchiusa nelle piattaforme in cui gli utenti interagiscono.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.slideshare.net\/rhappe\/the-power-and-peril-of-online-communities\">Gli stadi di maturit\u00e0<\/a> che si attraversano sono:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Forte Gerarchia:<\/strong> l&#8217;organizzazione \u00e8 ancora incastrata in una struttura tradizionale, la cui cultura non facilita la collaborazione, la condivisione di conoscenza e la sperimentazione con le community, in cui per\u00f2 c&#8217;\u00e8 la motivazione sia parte del management che degli individui di superare colli di bottiglia e barriere tra i dipartimenti per migliorare l&#8217;esperienza lavorativa delle persone. L&#8217;organizzazione inizia a guardare con curiosit\u00e0 alle community, ma non esiste internamente una preparazione su che tipo di risultati sia possibile ottenere ed eventuali esperimenti sono decisamente a rischio fallimento. <em>Il<\/em><em> focus qui deve essere lavorare sul far evolvere la cultura interna e ragionare sulla migliore strategia per approcciare le community<\/em><\/li>\n<li><strong>Comunit\u00e0 Emergente<\/strong>: c&#8217;\u00e8 qualcuno in azienda che inizia a vedere il potenziale delle community, che \u00e8 disponibile a giocare il ruolo dell&#8217;evangelista condividendo esperienze ed eventuali successi nelle prime sperimentazioni. Dall&#8217;altra parte l&#8217;organizzazione \u00e8 per\u00f2 ansiosa di raggiungere subito ritorni tangibili, economici, mentre lo stato di maturit\u00e0 ancora non lo consente anche per la confusione esistente su aspettative e reale ruolo da attribuire al community management. <em>Il focus dovrebbe essere incoraggiare le persone a partecipare, chiarendo linee guida, raffinando gli strumenti e producendo contenuti interessanti. <span style=\"font-style: normal;\">Molte aziende sono in questa fase.<\/span><\/em><\/li>\n<li><strong>Comunit\u00e0 Riconosciute: <\/strong>iniziano ad esistere comunit\u00e0 riconosciute dall&#8217;organizzazione e legate a precisi processi di business, supportate da un network di figure che danno energia, ne favoriscono la diffusione e la crescita, mentre il management ed i singoli individui iniziano comprendono il ruolo del lavoro svolto nei gruppi online. Qui bisogna portare attenzione a non interrompere l&#8217;impegno di community management ai primi successi per non perdere la spinta, e gli spazi online ancora non sono generalmente integrati nei comuni flussi di operation dell&#8217;azienda. Il rischio \u00e8 che anche il management sia solo parzialmente coinvolto nell&#8217;iniziativa e che il supporto si volatizzi quando i manager escono dall&#8217;azienda. <em>Il focus qui dovrebbe essere nel continuare ad alimentare la community, mostrandone il valore ai decisori aziendali<\/em><\/li>\n<li><strong>Or<\/strong><strong>ganizzazione a Network:<\/strong> Un&#8217;organizzazione del business strutturata tramite community rende l&#8217;azienda in grado di facilitare gli scambi in un intero mercato, abilitando i propri partner a produrre cospicue revenue tramite questa interazione e l&#8217;azienda ad intercettare in anticipo i segnali deboli provenienti da qualsiasi attore coinvolto. D&#8217;altra parte questo tipo di approccio \u00e8 molto avanzato perch\u00e9 presuppone una nuova visione del valore generato tramite meccanismi di rete in cui la community diventa business ed inizia a vivere di vita propria, pretendendo a volte che il suo peso sia riconosciuto anche oltre quello dell&#8217;organizzazione che l&#8217;ha lanciata. <em>Mantenere questo delicato equilibrio \u00e8 innanzitutto questione di leadership, di tatto e di un&#8217;attenta mediazione tra esigenze spesso diverse.<\/em> Pochissime aziende funzionano ancora in questo modo, ma Cisco (vedi il a lavoro portato avanti da John Chambers) e SAP (con pi\u00f9 di un milione di utenti nella community per partner e clienti SMB) ne sono due esempi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per ogni stadio \u00e8 necessario <a href=\"http:\/\/www.slideshare.net\/rhappe\/eight-competencies-competencies-to-socializing-your-organization\">un set diverso di competenze <\/a>che non sono assolutamente racchiudibili in una singola persona, ma che al contrario richiedono, una volta di pi\u00f9, il coinvolgimento graduale di diversi dipartimenti e figure aziendali:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Strategia:<\/strong> se il mercato cambia, anche la strategia dell&#8217;azienda deve variare. Oggi il costo di produzione e ricerca dei contenuti \u00e8 crollato drammaticamente. Lo stesso cambiamento pu\u00f2 riguardare il costo delle vendite o il margine e per questo non si pu\u00f2 pi\u00f9 essere passivi. E&#8217; necessario ripensare la propria strategia cavalcando il concetto del network (es. Dorito&#8217;s e SAP). Mentre in passato c&#8217;\u00e8 sempre stata una forte disparit\u00e0 informativa sfruttata dalle aziende come vantaggio sui consumatori, oggi, dato che i clienti possono parlare l&#8217;un l&#8217;altro, c&#8217;\u00e8 molta pi\u00f9 trasparenza specialmente sull&#8217;esperienza relativa al prodotto. Per questo \u00e8 necessario ascoltare quello che succede online da un punto di vista antropologico considerando l&#8217;equazione:<br \/>\n<blockquote>\n<p>Expectations &#8211; Reality = Satisfaction<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>In altri termini, bisogna controllare il messaggio che viene condiviso con i potenziali clienti e verificare che la loro esperienza sia all&#8217;altezza delle aspettative. E&#8217; necessario capire il reale DNA (positivo e negativo) dell&#8217;organizzazione, aldil\u00e0 del branding e tenerne conto nelle interazioni online perch\u00e8 questo impatta la soddisfazione del cliente, anche se \u00e8 molto difficile da ammettere onestamente per l&#8217;azienda. Gli stessi clienti devono essere considerati come marketing partner e capiti, ancora di pi\u00f9 in un momento di crisi. E&#8217; poi centrale sapere quanto il proprio pubblico \u00e8 esposto ed attivo sui social media e quali sono le leve che possono aiutarci a costruire un network. Spesso si tratta di contenuto che tocca solo in modo marginale il brand.<\/p>\n<\/li>\n<li><strong>Leadership:<\/strong> il management di una community \u00e8 molto diverso dal management di una societ\u00e0. C&#8217;\u00e8 una grande differenza tra come puoi gestire impiegati e clienti che non ti devono necessariamente niente. Per questo \u00e8 necessario essere pi\u00f9 trasparente per gestire la frizione e le aspettative, ma anche per abbassare i costi di relazione. Onest\u00e0 e autenticit\u00e0 sono caratteristiche ormai centrali perch\u00e9 generano empatia e partecipazione, contenendo spesso la rabbia in caso di problemi con il prodotto. Essere modesto permette invece di rimanere aperti a quello che i clienti pensano e vogliano. Infine si dovrebbe lasciare spazio agli altri, affinch\u00e9 il team di community management ed i partecipanti possano crescere e prendersi via via pi\u00f9 responsabilit\u00e0.<\/li>\n<li><strong>Cultura:<\/strong> la cultura \u00e8 un punto piuttosto peculiare, data la sua caratteristica di cambiare molto pi\u00f9 velocemente all&#8217;esterno che all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione. A causa di una naturale resistenza al cambiamento, di fronte ad un minore formalismo&nbsp;dei toni usati in rete, le organizzazioni usano un tono formale un p\u00f2 come scudo. Questa impostazione tuttavia non facilita la creazione di fiducia, n\u00e9 il miglioramento della produttivit\u00e0 interna. Anche il numero di modalit\u00e0 di comunicazione \u00e8 esploso radicalmente negli ultimi anni, imponendo alle organizzazioni di riflettere seriamente sul pubblico che vogliono raggiungere e sul tipo di relazioni che vogliono stabilire anche tenendo contento delle peculiarit\u00e0 del canale usato. Infine oggi i consumatori sentono di avere molto pi\u00f9 potere e controllo, grazie ad un accesso senza precedenti all&#8217;informazione che garantisce un potere di contrattazione enormemente pi\u00f9 forte. Questo stesso senso di controllo non riguarda per\u00f2 i dipendenti dentro l&#8217;azienda che in un momento di crisi del lavoro sono molto meno disposti e motivati a prendersi rischi, a dare di pi\u00f9. Questi gap vanno tenuti bene a mente e gestiti con attenzione ascoltando e capendo in che modo le decisioni vengono prese nei gruppi, traducendo messaggi da un gruppo all&#8217;altro (esterno-interno), rispettando le modalit\u00e0 di comunicazione scelte da ogni attore, &nbsp;incentivando il cambiamento e settando esplicitamente le aspettative sia per i dipendenti che per i clienti.<\/li>\n<li><strong>Community Management:<\/strong> il community management \u00e8 costituito dalle attivit\u00e0 quotidiane di <span class=\"Apple-style-span\" style=\"text-decoration: line-through;\">gestione<\/span>&nbsp;coltivazione della community ovvero come attrarre l&#8217;audience, trattenerlo, coinvolgerlo ed <span class=\"Apple-style-span\" style=\"text-decoration: line-through;\">evitare che si vada fuori dal sentiero suggerito dall&#8217;organizzazione <\/span>&nbsp;attivarlo in modo mutuamente utile ad individuo ed organizzazione che facilita lo scambio. Per ingaggiare le persone \u00e8 necessario definire una missione che susciti la loro passione incoraggiando i comportamenti desiderati.&nbsp;Qui il trucco \u00e8 trovare dall&#8217;inizio &#8220;le teste di formaggio&#8221;, coloro che sono disposti a fare di pi\u00f9 per la tua community estendendone energia e portata, cercando di essere realistici sul fatto che non tutti gli utenti possono essere trattenuti, ma ragionando sui contenuti a loro utili che li invoglino a tornare. Inoltre \u00e8 opportuno cercare di cavalcare le onde della conversazione che si creano naturalmente, pi\u00f9 che provare a creare onde artificiali che richiedono un impegno poco sostenibile anche nel breve periodo. Infine bisogna essere onesti e non ignorare l&#8217;evidenza, anche ammettendo l&#8217;esistenza di problemi per cui non si ha ancora una risposta (Scott Monty di Ford, ha fatto cos\u00ec con un enorme ritorno di credibilit\u00e0 e loyalty tra chi lo segue)<\/li>\n<li><strong>Contenuto &amp; Pianificazione:<\/strong> se la partecipazione degli utenti fa il successo di una community, la creazione dei giusti contenuti ha comunque una forte responsabilit\u00e0 in questo. Come nella pubblicit\u00e0 \u00e8 importante essere creativi, lanciare spunti inattesi, stupire. Inoltre bisogna fissare un calendario che i membri conoscano e tramite cui possano tornare nella community per fruire di servizi e contenuti specifici. Dato che gli esseri umani amano interagire in modo diversi, si deve poi offrire spunti multimodali, non solo testo, audio e video, ma anche opportunit\u00e0 sincrone ed asincrone. Infine bisogna dare contenuti di valore apprezzati dalle persone che si vogliono mantenere nella community. Questo non \u00e8 quasi mai gratis e richiede di vivere la community continuamente.<\/li>\n<li><strong>P<\/strong><strong>olicy &amp; Governance<\/strong>: per garantire una buona esperienza a tutti i partecipanti \u00e8 fondamentale fornire delle regole chiare, specifiche e rappresentative della cultura che si vuole indurre nella community. Essere fermi e specifici permette a chi non \u00e8 d&#8217;accordo di tirarsi subito fuori dal gruppo. Perch\u00e9 le cose si facciano interessati, \u00e8 in ogni caso necessario prendersi dei rischi insieme al dipartimento legale. L&#8217;importante \u00e8 anticipare e valutare i problemi pi\u00f9 rilevanti che si possono in seguito generare, non solo per quanto riguarda l&#8217;organizzazione, ma anche per i partecipanti da un punto di vista sia etico che legale<\/li>\n<li><strong>Strumenti:<\/strong> gli strumenti danno delle leve agli esseri umani, ma alla fine sono solo oggetti per fare le cose pi\u00f9 velocemente o in modo pi\u00f9 economico. Per questo bisogna pensare quale investimento negli strumenti paga di pi\u00f9, riflettendo sull&#8217;obiettivo pi\u00f9 che sul tool. In ogni caso non si pu\u00f2 guardare agli strumenti come elementi isolati, mentre piuttosto si deve valutare l&#8217;impatto e l&#8217;integrazione con la cultura ed i processi esistenti. E&#8217; inutile aggiungere continuamente pezzi di software quando le persone non sono in grado di sfruttarli al meglio<\/li>\n<li><strong>Metriche &amp; Misurazione:<\/strong> misurare serve a confrontare, a capire, a standardizzare, a migliorare. Per questo le metriche dovrebbero essere definite con degli obiettivi in mente, un p\u00f2 come le policy. In particolare misurare serve a verificare costantemente che il valore generato sia allineato alle aspettative ed alle direzioni strategiche date al progetto. Innanzitutto \u00e8 quindi necessario definire il proprio concetto di successo e delle metriche che stiano al passo. Le metriche dovrebbero inoltre essere disegnate in modo operativo, perch\u00e9 se non sappiamo come impattare un indicatore o come l&#8217;indicatore si rifletta sui costi, la metrica si rivela poco utile. Infine le metriche dovrebbero essere mantenute ragionevolmente semplici, standard e sempre supportate dal buon senso<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questo framework \u00e8 davvero ricchissimo di contributi e spunti. Vi consiglio di leggere il materiale linkato e di esaminare ogni intersezione in base alle linee guida finora condivise. Dal mio punto di vista <strong>il modello pu\u00f2 per\u00f2 tornare utile almeno nei modi seguenti:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Fornire uno strumento visivo in grado di supportare ed orientare il passaggio verso il community management con le diverse funzioni aziendali affrontando aspetti culturali, di leadership, strategia, workflow e operation<\/li>\n<li>Come una checklist per le macro aree e competenze da ricercare in un un community manager o pi\u00f9 propriamente in una squadra di community management<\/li>\n<li>Una base di comunicazione utile a preparare e settare le aspettative del resto dell&#8217;organizzazione nel momento in cui si introduce un approccio di community management<\/li>\n<li>Mostrare concretamente la molteplicit\u00e0 delle sfaccettature inerenti al community management mentre questo passa in molte reat\u00e0 dall&#8217;essere una competenza limitata a poche figure ad un asset operativo dell&#8217;intera organizzazione<\/li>\n<li>Uno strumento di assessment sulla maturit\u00e0 del tessuto organizzativo e delle aree da presidiare ad ogni passo<\/li>\n<li>Un modello per lo sviluppo del training sul community management<\/li>\n<li>Una proposta di standard per affrontare sistematicamente la tematica anche attraverso organizzazioni diverse<\/li>\n<\/ul>\n<p>Cosa manca a questo modello? Pensate possa essere uno strumento operativo valido? In che modo potrebbe essere migliorato?<\/p>\n<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"2010,community-management,enterprise+2.0,framework,rachel+happe,the+community+roundtable\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2010\/03\/23\/un-modello-unificato-per-il-community-management\/\"><\/a><\/div>\n<div id=\"fb-root\"><\/div><script type=\"text\/plain\" class=\"cc-onconsent-inline-social\" src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><!-- Do not remove -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un mercato in cui grazie ai social media si riduce drasticamente la capacit\u00e0 delle aziende di controllare il messaggio e pilotare le decisioni di acquisto di consumatori sempre pi\u00f9 autonomi ed esperti sul&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1795,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[356,73,11,212,385,386],"class_list":["post-429","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-enterprise-20","tag-356","tag-community-management","tag-enterprise-2-0","tag-framework","tag-rachel-happe","tag-the-community-roundtable"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/429","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=429"}],"version-history":[{"count":21,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/429\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":450,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/429\/revisions\/450"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1795"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}