{"id":294,"date":"2009-12-10T04:30:05","date_gmt":"2009-12-10T02:30:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.socialenterprise.it\/?p=294"},"modified":"2009-12-10T04:30:05","modified_gmt":"2009-12-10T02:30:05","slug":"la-strada-migliore-verso-lenterprise-2-0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2009\/12\/10\/la-strada-migliore-verso-lenterprise-2-0\/","title":{"rendered":"La strada migliore verso l&#8217;Enterprise 2.0"},"content":{"rendered":"<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"2.0+adoption+council,2009,adoption,enterprise+2.0,framework,reports,susan-scrupski\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2009\/12\/10\/la-strada-migliore-verso-lenterprise-2-0\/\"><\/a><\/div>\n<p>Nei commenti dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2009\/11\/28\/la-verita-sullenterprise-2-0\/\">ultimo post<\/a> c&#8217;\u00e8 stato uno scambio interessante sulla migliore o pi\u00f9 efficace modalit\u00e0 per introdurre approcci sociali e partecipati all&#8217;interno di un&#8217;impresa. In quell&#8217;occasione Thomas Christel faceva notare come a suo avviso non ci fosse in fondo una grande differenza tra l&#8217;Enterprise 2.0 ed un progetto IT tradizionale.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 veramente cos\u00ec? <strong>Cosa emerge dalle esperienze di coloro che hanno lanciato effettivamente progetti Enterprise 2.0 in aziende di grandi dimensioni? In che modo il roll-out di iniziative 2.0 si differenzia\u00a0dalla pi\u00f9 diffusa introduzione di software enterprise?<\/strong><\/p>\n<p>Pi\u00f9 che centrare la discussione sulle mie esperienze, preferisco ancora una volta dare visibilit\u00e0 ad un report del <a href=\"http:\/\/www.20adoptioncouncil.com\">2.0 Adoption Council<\/a>, il primo gruppo peer-to-peer nato per discutere in modo aperto e trasparente le esperienze dei responsabili dei maggiori progetti Enterprise 2.0 in tutto il mondo. Il documento \u00e8 intitolato <a href=\"http:\/\/www.20adoptioncouncil.com\/Blog\/?page_id=60\">A Framework for 2.0 Adoption in the Enterprise<\/a> ed \u00e8 pensato proprio per far emergere i pattern di adozione e le best practices che caratterizzano i roll-out 2.0 di successo. Il report \u00e8 a pagamento, ma il suo valore \u00e8 innegabile per le aziende che si stanno chiedendo quale sia il modo pi\u00f9 efficace di procedere in un terreno nuovo ed ad altissimo potenziale come \u00a0l&#8217;Enterprise 2.0. Ringrazio <a href=\"http:\/\/www.itsinsider.com\">Susan Scrupski<\/a> per avermelo fornito ai fini di questo post.<\/p>\n<p>Le indicazioni che seguono sono state prodotte in modo collaborativo dai membri del Council, confrontando le loro esperienze e cercando di identificare delle pratiche ricorrenti in grado di guidare praticamente il processo di adozione.<\/p>\n<p>Semplificando al massimo, quando un&#8217;azienda decide di introdurre un nuovo CRM o un ERP, l&#8217;approccio seguito si muove di norma con <strong>un andamento top-down<\/strong>, a cascata, in cui il progetto nasce sotto la sponsorship di un senior executive, con una roadmap preliminare delle fasi messa poi in pratica sequenzialmente dal gruppo di IT. Il web 2.0 dimostra per\u00f2 come sia possibile una via diversa, in sostanza opposta, in cui gli impiegati pi\u00f9 intraprendenti cercano proattivamente ed in <strong>modalit\u00e0 bottom-up<\/strong> (dal basso) approcci e strumenti migliori di lavoro che poi si diffondono viralmente. Dal Council emerge invece che nessuna di queste due vie \u00e8 da sola in grado di garantire un roll-out ottimale di iniziative che attraversano dipartimenti o intere country:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Il processo di roll-out dovrebbe riprendere gli stessi comportamenti che si vogliono far emergere<\/strong> dall&#8217;iniziativa. Per ottenere una partecipazione volontaria e corposa da parte degli utenti (senza cui come abbiamo sempre detto introdurre strumenti \u00e8 assolutamente inutile), questa partecipazione va attivata dall&#8217;inizio, nello stesso lavoro di definizione e progettazione dell&#8217;iniziativa<\/li>\n<li><strong>Alla partenza del progetto \u00e8 quasi impossibile sapere con precisione a quali comportamenti dobbiamo mirare<\/strong> dato il taglio pesantemente organizzativo, la novit\u00e0, la rapida maturazione, la forte componente culturale dei progetti Enterprise 2.0<\/li>\n<li><strong>I roll-out tradizionali limitano l&#8217;agilit\u00e0<\/strong> e la possibilit\u00e0 di cambiare strada in corsa, mentre questa capacit\u00e0 \u00e8 necessaria per rispondere alle esigenze degli utenti ed agli stimoli di un mercato in continua evoluzione<\/li>\n<li><strong>L&#8217;approccio bottom-up sembra giocare un ruolo importante all&#8217;inizio del processo di adozione, ma non scala<\/strong>. Senza il supporto dell&#8217;organizzazione con un team leader, la sponsorship del management, un team che guidi il progetto, si rischia di non andare sufficientemente lontano, limitando la collaborazione all&#8217;interno del singolo team o introducendo una miriade di strumenti diversi, quindi difficilmente gestibili e poco collegati ad un complessivo lavoro di cambiamento organizzativo. Nessuno degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato solamente un approccio dal basso<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per tutte queste ragioni, secondo le aziende intervistate, <strong>il processo di adozione di strumenti (e di evoluzione di una cultura) 2.0 \u00e8 drasticamente diverso dalle pratiche finora adottate per altri strumenti enterprise<\/strong>, prima di tutto per l&#8217;approccio centrato sulle persone che deve guidare l&#8217;intero lavoro. Pur partendo da un processo tradizionale a cascata, il 2.0 Adoption Council \u00e8 arrivato in fretta alla conclusione che esso non rappresentava affatto un modello realistico di cosa era stato fatto nei progetti. La realt\u00e0 \u00e8 purtroppo meno sequenziale, pi\u00f9 variabile e caotica di cos\u00ec.<\/p>\n<p>Cosa manca alla waterfall per essere efficace quando applicata all&#8217;Enterprise 2.0? Che pattern emerge dal 2.0 Adoption Council? Ecco la risposta, con gli attori principali da coinvolgere, le fasi ed iterazioni necessarie ed i checkpoint che marcano un processo organizzativo d&#8217;insieme:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2503\/4172559069_914a530e6b.jpg\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2503\/4172559069_914a530e6b.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"348\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il diagramma pu\u00f2 essere letto da sinistra verso destra in questo modo:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>L&#8217;adozione parte spesso da una scintilla iniziale<\/strong> che pu\u00f2 essere data da dipendenti che iniziano autonomamente ad utilizzare nuovi strumenti poi sistematizzati dall&#8217;azienda, un manager che vede un&#8217;opportunit\u00e0 colmabile tramite un approccio collaborativo o una storia di successo che riguarda un competitor. C&#8217;\u00e8 da dire che la diffusione del web 2.0 fuori dalle aziende oggi aiuta molto a stimolare aspettative e risposte autonome dei dipendenti<\/li>\n<li><strong>Per far scalare una buona idea serve quindi un champion, un project leader<\/strong> (IT, business line, comunicazione interna, etc) con autorevolezza, influenza, potere decisionale e capacit\u00e0 di attraversare le barriere organizzative dell&#8217;azienda. Comprendere le peculiarit\u00e0 ed i bisogni organizzativi dell&#8217;impresa in cui ci si muove, oltre che le sfide tecniche, \u00e8 sicuramente un fattore critico di successo del progetto<\/li>\n<li><strong>Un champion da solo non basta per contaminare ogni angolo dell&#8217;azienda, serve un team di adozione<\/strong> che grazie alla sua diversit\u00e0 (gerarchica, geografica, doti sociali, nel background professionale) consenta di raccogliere i bisogni e tirare a bordo tutte le parti dell&#8217;organizzazione, facendo da ponte tra l&#8217;iniziativa 2.0 e le aspettative di ogni divisione e mostrando ai dipendenti gli impatti sui processi a cui sono abituati<\/li>\n<li><strong>Coinvolto il business deve essere coinvolto anche l&#8217;IT <\/strong>per affrontare i problemi tecnici e di integrazione. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere fatto inserendo un rappresentante dell&#8217;IT direttamente\u00a0nel team di adozione, con il project leader che riporta all&#8217;IT, impiegando due team paralleli (IT e Business)<\/li>\n<li>In questa fase \u00e8 importante coinvolgere anche l&#8217;HR e le funzioni di risk management, legali e di sicurezza a seconda delle condizioni organizzative e politiche al contorno<\/li>\n<li><strong>Per garantire budget, supporto e continuit\u00e0 al progetto il Project Manager deve prepararsi per ottenere il buy-in dal management<\/strong> affrontando questioni legate ai costi, alla tempistica, ai potenziali ritorni, ai rischi. Finch\u00e9 non viene ottenuta un&#8217;approvazione formale dagli executive, l&#8217;iniziativa potrebbe essere vista come contraria a policy interne, altre iniziative corporate o interessi politici. Ci si pu\u00f2 aiutare richiedendo consulenze esterne, utilizzando ricerche, analisi competitive rispetto al settore di appartenenza<\/li>\n<li><strong>Quando tutto \u00e8 pronto da un punto di vista organizzativo e tecnologico, si \u00e8 pronti per lanciare un pilot<\/strong> al fine di testare in un ambiente protetto (come numero di utenti, come visibilit\u00e0, come numero di funzionalit\u00e0 rese disponibili, etc) gli impatti dell&#8217;iniziativa, i problemi che potrebbero generarsi, i risultati. Da qui parte il lavoro del community manager.<\/li>\n<li><strong>Facendo tesoro delle lezioni apprese nel pilot, si passa al roll-out su larga scala <\/strong>facendo leva sul team di adozione che a propria volta pu\u00f2 coinvolgere altre figure all&#8217;interno della propria divisione in base alla dimensione ed alla struttura dell&#8217;azienda<\/li>\n<li><strong>Mentre l&#8217;adozione inizia a prendere piede, si preparano le necessarie policy e linee guida<\/strong> anche qui in modo collaborativo, non minatorio, ma piuttosto incoraggiando gli utenti verso i comportamenti attesi e cercando di alimentare la fiducia nei propri dipendenti<\/li>\n<\/ul>\n<p>Come si intravede, l&#8217;approccio complessivo \u00e8 iterativo, quasi agile ed in un certo senso virale per diffondere attesa, interesse e voglia di partecipare dal basso attraverso tutta l&#8217;azienda.<\/p>\n<p>Il processo condiviso \u00e8 a mio avviso abbastanza solido, ma aggiungerei <strong>alcune osservazioni<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li>Si dovrebbe forse mettere maggiormente l&#8217;enfasi sul valore assoluto del <strong>co-design e dell&#8217;ascolto<\/strong> nel collegare l&#8217;iniziativa sia ai bisogni del business che a quelli dei singoli utenti, garantendo a questi ultimi un ruolo ancora pi\u00f9 forte nella progettazione di contenuti, servizi e nell&#8217;organizzazione degli spazi<\/li>\n<li>Si rimane ad un livello <strong>un p\u00f2 troppo astratto<\/strong> (ma il report \u00e8 volutamente una generalizzazione di pattern emersi da pi\u00f9 aziende). Vengono descritte essenzialmente le macrofasi del lavoro, ma non \u00e8 facile comprendere quale siano le singole attivit\u00e0 e gli output da queste prodotte. In particolare consiglierei di ragionare dall&#8217;inizio sulle metriche e dare pi\u00f9 spazio al centrale lavoro di community management, troppo spesso sottostimato dalle aziende<\/li>\n<li>Non \u00e8 totalmente chiaro <strong>in che modo raccogliere le necessit\u00e0<\/strong> pi\u00f9 sentite in azienda ed a cui l&#8217;Enterprise 2.0 pu\u00f2 dare risposta o come collegare le community alla socializzazione dei processi esistenti. Tutti temi di dettaglio su cui \u00e8 necessario tornare in un progetto reale<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, nel complesso il lavoro del Council ci fornisce forse la prima visione reale di come alcune delle pi\u00f9 importanti aziende al mondo si sono rapportate alle sfide introdotte dall&#8217;Enterprise 2.0, rivelando linee guida che sono spesso molto distanti dalle modalit\u00e0 adottate all&#8217;interno di progetti IT tradizionali e che pertanto richiedono attenzione ed ancora una volta un salto di mentalit\u00e0 importante da parte degli attori coinvolti.<\/p>\n<p>Oltre ad andare molto pi\u00f9 nel dettaglio su ogni singola fase, con utili citazioni dalle persone intervistate, il report mette in guardia anche su una serie di rischi espressi dagli intervistati nella gestione delle aspettative del management, nell&#8217;allocazione delle risorse, nella formazione degli utenti e nell&#8217;integrazione tecnologica.<\/p>\n<p>Una ragione in pi\u00f9 per <a href=\"http:\/\/www.20adoptioncouncil.com\/Blog\/?page_id=60\">farlo acquistare<\/a> alla vostra azienda ed utilizzarlo all&#8217;interno del vostro progetto Enterprise 2.0.<\/p>\n<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"2.0+adoption+council,2009,adoption,enterprise+2.0,framework,reports,susan-scrupski\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2009\/12\/10\/la-strada-migliore-verso-lenterprise-2-0\/\"><\/a><\/div>\n<div id=\"fb-root\"><\/div><script type=\"text\/plain\" class=\"cc-onconsent-inline-social\" src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><!-- Do not remove -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei commenti dell&#8217;ultimo post c&#8217;\u00e8 stato uno scambio interessante sulla migliore o pi\u00f9 efficace modalit\u00e0 per introdurre approcci sociali e partecipati all&#8217;interno di un&#8217;impresa. 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