{"id":1871,"date":"2014-07-06T23:19:51","date_gmt":"2014-07-06T21:19:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.socialenterprise.it\/?p=1871"},"modified":"2014-07-07T08:38:27","modified_gmt":"2014-07-07T06:38:27","slug":"the-collaborative-knowledge-ecosystem","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2014\/07\/06\/the-collaborative-knowledge-ecosystem\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ecosistema Collaborativo della Conoscenza"},"content":{"rendered":"<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2014\/07\/06\/the-collaborative-knowledge-ecosystem\/\"><\/a><\/div>\n<p>A partire dagli anni settanta e per un buon numero di decenni, il <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Knowledge_management\">Knowledge Management<\/a> ha rappresentato una vera e propria ossessione per aziende private, istituzioni pubbliche e organizzazioni non-profit. Grazie a competenze dedicate, nuove responsabilit\u00e0 e tecnologie, la raccolta, il trasferimento ed il riutilizzo del patrimonio di conoscenza sono stati a lungo considerati leve per migliorare le prestazioni, per differenziarsi dai competitor e fare innovazione. Purtroppo questo enorme sforzo compiuto da tutto il mercato ha prodotto risultati pratici molto limitati, spingendo pi\u00f9 di un autore a <a href=\"http:\/\/www.cmswire.com\/cms\/social-business\/knowledge-management-in-2012-probably-dead-014352.php\">decretare<\/a> <a href=\"http:\/\/www.ikmagazine.com\/xq\/asp\/sid.0\/articleid.B2395053-78BA-4853-92E9-48FF16E790BE\/eTitle.KM_is_dead\/qx\/display.htm\">la morte<\/a> del Knowledge Management.<\/p>\n<p>Mentre l&#8217;idea di estrarre la conoscenza dai cervelli dei dipendenti e salvarla a beneficio dell&#8217;organizzazione ha incontrato ostacoli significativi, la necessit\u00e0 di mettere a fattore comune soluzioni, buone prassi, modelli e altri output provenienti dai progetti sicuramente non \u00e8 svanita. Imparando dai tentativi falliti, <strong>la gestione della conoscenza \u00e8 oggi tornata ma sotto un nuovo cappello e per obiettivi di business profondamente diversi<\/strong>:<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"https:\/\/farm6.staticflickr.com\/5519\/14585051141_5bb8f24e45_c_d.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"564\" \/><\/p>\n<p>Tra i suoi molti meriti, <a href=\"http:\/\/blogs.hbr.org\/2009\/01\/abandon-stocks-embrace-flows\/\">l&#8217;ottimo lavoro di John Hagel <\/a>ha chiarito come la conoscenza sia disponibile in due modalit\u00e0, stock e flussi:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"color: #000000;\">As the world speeds up, stocks of knowledge depreciate at a faster rate&#8230;. In more stable times, we could sit back and relax once we had learned something valuable, secure that we could generate value from that knowledge for an indefinite period. Not anymore. To succeed now, we have to continually refresh our stocks of knowledge by participating in relevant flows of new knowledge.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Le scorte contengono per lo pi\u00f9 conoscenza\u00a0statica, codificata, esplicita. I flussi hanno natura\u00a0pi\u00f9 fluida, fresca, tacita, in continua evoluzione. Essi provengono dal bordo dell&#8217;organizzazione dove rivestono il compito\u00a0di dare risposta ad\u00a0aspettative sempre pi\u00f9 complesse da parte dei clienti, alle sfide introdotte dal convergere dei mercati ed allo stravolgimento dei modelli di business (vedi Uber o AirBnb).<\/p>\n<p>In passato, le scorte di conoscenza hanno rappresentato fonti valide sia di vantaggio competitivo che di efficienza operativa. Ancora oggi sono perfettamente valide\u00a0purch\u00e9\u00a0la vostra attivit\u00e0 sia in gran parte prevedibile, ripetibile e lineare. Sotto simili condizioni, individui e team hanno la responsabilit\u00e0 di <strong>raccogliere ci\u00f2 che l&#8217;azienda sa e di organizzarlo in un modo che sia facile da capire, trovare e riutilizzare.<\/strong><\/p>\n<p>La maggior parte delle aziende non gode\u00a0per\u00f2\u00a0di tale fortuna. Per molte realt\u00e0\u00a0il lavoro \u00e8 prima di tutto improvvisazione, fatto di soluzioni tagliate su misura, un ben pi\u00f9 complesso reinventarsi giorno dopo giorno. Con le parole di John Hagel, non \u00e8 tanto &#8220;sapere\u00a0cosa&#8221;, ma &#8220;sapere come&#8221;. Le risposte alle richieste dei clienti non sono disponibili sotto\u00a0forma di documenti o archivi pronti all&#8217;uso. E&#8217; al contrario necessario uno sforzo\u00a0di\u00a0connessione creativa, conversazione e confronto. <strong>Il decadimento della conoscenza \u00e8 cos\u00ec veloce da richiedere un costante adattamento ed \u00a0un apprendimento perpetuo da parte dell&#8217;organizzazione<\/strong> attraverso comunit\u00e0 di pratica, reti sociali interne, gruppi di esperti, processo decisionali distribuiti. E&#8217; soprattutto un senso di fiducia e di appartenenza che fluisce lungo la gerarchia e che travalica\u00a0addirittura\u00a0i confini aziendali a consentire un processo\u00a0di creazione collaborativa di nuova conoscenza (se non ci sono fiducia e valore reciproco perch\u00e9 mettere a disposizione il proprio sapere?). Pi\u00f9 che efficienza, far arrivare\u00a0le informazioni giuste al momento giusto nel posto giusto rende possibile una maggiore\u00a0agilit\u00e0 ed innovazione.<\/p>\n<p><strong>Cosa succede per\u00f2 quando, come nella maggior parte delle situazioni del mondo reale, sono necessarie conoscenze sia statiche che dinamiche? Come si influenzano le une con le altre? Come scaricare \u00a0il valore degli asset di\u00a0conoscenza\u00a0sul\u00a0lavoro quotidiano?<\/strong><\/p>\n<p>La conoscenza segue un ciclo di vita che va dalla sua creazione, alla codifica, al trasferimento ed all&#8217;applicazione. Le due modalit\u00e0 tramite cui essa \u00e8 disponibile\u00a0sono complementari, interagiscono e funzionano\u00a0una grazie\u00a0all&#8217;altra.<\/p>\n<p>Il frutto pi\u00f9 immediato del knowledge sharing\u00a0\u00e8, naturalmente, un miglioramento operativo, poich\u00e9 le\u00a0scorte di conoscenza forniscono guida, assistenza e informazioni fondamentali per completare le mansioni individuali. Tuttavia c&#8217;\u00e8 molto pi\u00f9:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Support<\/strong>. Come punto di partenza, gli archivi di conoscenza esplicita fungono da supporto alla pratica operativa.<\/li>\n<li><strong>Require<\/strong>. Aspettative inedite da parte del cliente o nuove sfide nate sul progetto spingono alla creazione di soluzioni originali e quindi alla creazione di\u00a0conoscenza tacita.<\/li>\n<li><strong>Reinvent<\/strong>. Le nuove\u00a0soluzioni vengono\u00a0testate, validate e raffinate direttamente nella pratica per poi essere trasferite ad altri team, gruppi e dipartimenti sotto forma di\u00a0buone prassi. Il know-how viene socializzato e diventa diffuso.<\/li>\n<li><strong>Nurture<\/strong>. Una volta approvate, le soluzioni maggiormente replicabili e di pi\u00f9 grande valore sono consolidate e codificate andando ad alimentare ulteriori scorte di conoscenza esplicita. Il ciclo dunque riparte dall&#8217;inizio.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong> Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Un mercato globale, competitivo e controllato in larga misura dal cliente sta costringendo\u00a0le organizzazioni a ripensare il proprio modello di\u00a0creazione, condivisione e uso della conoscenza. Invece di essere morto, il Knowledge Management \u00e8 vivo e vegeto, seppure\u00a0secondo paradigmi che tengono maggiormente in conto l&#8217;inedita possibilit\u00e0\u00a0di collegare competenze, creativit\u00e0 e passione tra reparti e perfino aldil\u00e0\u00a0dei confini organizzativi.<\/p>\n<p>Le organizzazioni connesse\u00a0stanno cercando per se stesse nuove posizioni nel mercato al fine di essere in grado di\u00a0mescolare scorte e flussi di conoscenza in un ciclo senza fine di costruzione, validazione e riuso del know-how. Una dimensione relazionale (&#8220;social&#8221;) pi\u00f9 sviluppata\u00a0garantisce inoltre che la conoscenza sia radicata ai\u00a0<span style=\"background-color: initial;\">reali\u00a0<\/span><span style=\"background-color: initial;\">problemi operativi<\/span><span style=\"background-color: initial;\">\u00a0ed alle richieste dei clienti.<\/span><\/p>\n<p>Partecipando ad un ecosistema collaborativo di\u00a0conoscenza, in un solo gesto\u00a0le organizzazioni sono per la prima volta\u00a0in grado di accelerare\u00a0la propria capacit\u00e0 di apprendimento, ma anche la propria efficienza, innovazione ed agilit\u00e0.<\/p>\n<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2014\/07\/06\/the-collaborative-knowledge-ecosystem\/\"><\/a><\/div>\n<div id=\"fb-root\"><\/div><script type=\"text\/plain\" class=\"cc-onconsent-inline-social\" src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><!-- Do not remove -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A partire dagli anni settanta e per un buon numero di decenni, il Knowledge Management ha rappresentato una vera e propria ossessione per aziende private, istituzioni pubbliche e organizzazioni non-profit. 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