{"id":135,"date":"2009-04-26T17:07:03","date_gmt":"2009-04-26T15:07:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2009\/04\/26\/cia-20\/"},"modified":"2009-04-26T17:17:00","modified_gmt":"2009-04-26T15:17:00","slug":"cia-20","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2009\/04\/26\/cia-20\/","title":{"rendered":"CIA 2.0"},"content":{"rendered":"<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"2009,adoption,case-studies,CIA,enterprise+2.0,enterprise-2.0-conference,intelligence\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2009\/04\/26\/cia-20\/\"><\/a><\/div>\n<p> Chi si occupa di social media, community ed enterprise 2.0 parla da tempo di trasparenza, collaborazione, partecipazione, sistemi emergenti, complessi e non deterministici. Sottilineiamo spesso come si tratti pi\u00f9 di una questione di mindset, di cultura e di cambiamento organizzativo che di tecnologia. Sosteniamo che questo passaggio sar\u00e0 spinto pesantemente dall&#8217;ingresso dei cosiddetti millenials, quei giovani abituati al multitasking, al team work, ad un approvvigionamento non lineare dell&#8217;informazione, a quello scambio democratico a cui la rete ci ha ampiamente abituato.<\/p>\n<p><strong>Ma quante aziende funzionano gi\u00e0 cos\u00ec?<\/strong> Quante organizzazioni sono invece ancora permeate da meccanismi gerarchici, top-down, basati pi\u00f9 sul controllo, sul comando e sul potere, che sul libero contributo, con un ruolo ancora marginale per i giovani all&#8217;interno di una cultura pi\u00f9 vicina alla fabbrica di Taylor che a quelle dei movimenti open-source?<\/p>\n<p>Nei progetti in cui sono stato coinvolto <strong>un approccio tutto sommato 2.0 all&#8217;impresa non \u00e8 stato praticamente mai la norma, <\/strong>ma piuttosto una rara eccezione. La realt\u00e0 \u00e8 che il substrato culturale-organizzativo pi\u00f9 adeguato all&#8217;introduzione dell&#8217;Enterprise 2.0 non \u00e8 quasi mai il punto di partenza (n\u00e8 in Italia, n\u00e8 all&#8217;estero), ma al contrario deve essere costruito un passo alla volta. Proprio per questo insisto nel sottolineare come frequentemente i progetti di successo siano quelli in cui viene avviato <strong>un cammino di avvicinamento ed evoluzione del tessuto organizzativo<\/strong>, ancora prima dell&#8217;introduzione di strumenti informatici.<\/p>\n<p>Se non possiamo negare un simile gap, che d&#8217;altronde rappresenta anche il vantaggio competitivo da trarre dall&#8217;Enterprise 2.0, dobbiamo per\u00f2 anche chiederci come e fino a che punto questo cambiamento culturale sia possibile.<strong> Ci sono forse contesti in cui sarebbe pi\u00f9 sensato lasciare perdere in partenza? Quali sono i requisiti imprescindibili senza cui il cammino \u00e8 troppo in salita ed \u00e8 meglio attendere momenti migliori?<\/strong><\/p>\n<p>Ora se c&#8217;\u00e8 un ambiente in cui mai e poi mai verrebbe in mente di applicare l&#8217;Enterprise 2.0, certamente \u00e8 quello delle agenzie di intelligence americane. <strong>Enterprise 2.0 e CIA?<\/strong> Viene quasi da ridere. Non esiste veramente nulla di pi\u00f9 lontano della CIA dai principi tipici dell&#8217;Enterprise 2.0. Eppure proprio questo \u00e8 il progetto Intellipedia raccontato da Don Burke (Intellipedia Doyen) e Sean Dennehy (Intellipedia Evangelist) alla <a href=\"http:\/\/www.e2conf.com\/\">Enterprise 2.0 Conference<\/a>  di Boston:<\/p>\n<blockquote><p><cite>&#8220;Sean and Don brief the technical and cultural changes under way at the CIA and across the Intelligence Community involving the adoption of Enterprise 2.0 tools including Intellipedia, blogs, and social tagging. These tools are being used to improve information sharing by moving information out of traditional channels and onto platforms.&#8221; <\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Intellipedia <\/strong>\u00e8 ormai un ombrello che comprende innanzitutto tre differenti istanze di Mediawiki: un network di informazioni non classificate, uno di informazioni segrete ed uno di informazioni top-secret. Chiunque abbia accesso ad uno di questi network pu\u00f2 leggere, ma solamente coloro che sono stati autorizzati possono editare le pagine. Ogni post o edit \u00e8 associato ad un utente. Al wiki si aggiungono <em>Intellink Blogs<\/em> per esprimere il proprio punto di vista, <em>Tag Connect<\/em> per organizzare i contenuti stile Del.icio.us e <em>IntelDocs<\/em> per la condivisione di documenti, <em>Gallery <\/em>per le foto, <em>IVideo<\/em> per i video, <em>Intellink Instant Messenger<\/em> per la comunicazione realtime asincrona (basato su Jabber), <em>Rss <\/em>per sottoscrivere le fonti seguendo il concetto di SLATES di McAfee.<\/p>\n<p>Il <a href=\"http:\/\/www.e2conf.com\/archive\/videos\/playvideo\/index.php?id=641\">video<\/a>  che segue (27 min.) \u00e8 pieno zeppo di considerazioni che suonano surreali se ascoltate dalla voce di dipendenti della CIA, ma che proprio per questo mi hanno aiutato a riflettere su dove si possa arrivare con l&#8217;Enterprise 2.0:<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><object classid=\"clsid:6BF52A52-394A-11D3-B153-00C04F79FAA6\" codebase=\"http:\/\/activex.microsoft.com\/activex\/controls\/mplayer\/en\/nsmp2inf.cab#Version=5,1,52,701\" width=\"320\" height=\"300\"><param name=\"autostart\" value=\"false\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/content.screencast.com\/media\/1c0a0baa-bedd-4c3b-b22b-8a8f472b7624_57eec998-bbf1-4634-9b1d-81fb1a0198f0_static_0_0_e2-2008-cia.wmv\" \/><param name=\"url\" value=\"http:\/\/content.screencast.com\/media\/1c0a0baa-bedd-4c3b-b22b-8a8f472b7624_57eec998-bbf1-4634-9b1d-81fb1a0198f0_static_0_0_e2-2008-cia.wmv\" \/><param name=\"hspace\" value=\"50\" \/><param name=\"width\" value=\"320\" \/><param name=\"height\" value=\"300\" \/><embed type=\"application\/x-mplayer2\" autostart=\"false\" src=\"http:\/\/content.screencast.com\/media\/1c0a0baa-bedd-4c3b-b22b-8a8f472b7624_57eec998-bbf1-4634-9b1d-81fb1a0198f0_static_0_0_e2-2008-cia.wmv\" hspace=\"50\" width=\"320\" height=\"300\"><\/embed><\/object><\/p>\n<p>Non intendo qui riprendere ogni concetto, ma solamente segnalare in italiano alcuni dei messaggi pi\u00f9 forti che emergono al fine di stimolare una riflessione su quanto questi principi possano essere applicati a qualsiasi organizzazione, per quanto complessa, gerarchica e regolamentata essa sia:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>L&#8217;Enterprise 2.0 ha senso anche e forse proprio di fronte ad un precedente approccio basato su silos<\/strong>. Un&#8217;area di grande potenzialit\u00e0 \u00e8 nascosta proprio nel riuscire a mettere in comunicazione gruppi, dipartimenti e domini finora incapaci di scambiare informazione (ovviamente in un modo che abbia senso per il business e non crei inutili rischi)<\/li>\n<li><strong>Cambiare l&#8217;organizzazione \u00e8 sempre complesso e lungo<\/strong>, perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 sempre qualcuno che pu\u00f2 dire no, <strong>ma \u00e8 anche sempre possibile<\/strong>. Perch\u00e8 farlo? Il web 2.0 ci ha insegnato quanto sia utile permettere a chiunque di portare il proprio punto di vista, le proprie idee e creare una community che li supporti.<\/li>\n<li><strong>All&#8217;inizio l&#8217;Enterprise 2.0 sembrava una follia nella CIA<\/strong>. Sembrava pazzesco, sembrava che non potesse funzionare, ma ha funzionato. La stessa discussione su ogni voce che avviene in Wikipedia (&#8220;it doesn&#8217;t work in theory, it does work in practice&#8221;) avviene naturalmente all&#8217;interno delle agenzie di intelligence, con un lavoro di fatto gi\u00e0 collaborativo. Ad ogni modo c&#8217;\u00e8 voluto tempo per riconoscere e realizzare il potenziale.<\/li>\n<li><strong>L&#8217;Enterprise 2.0 \u00e8 diversa dal Web 2.0.<\/strong> Tutto viene tracciato ed associato ad un autore con un nome. Per questo si crea una communiy di analisti e non di agenzie, dove puoi andare a vedere per ogni utente interessi, attivit\u00e0, esperienze. Non si tratta di far parlare in linea di principio i dipartimenti, ma in modo pratico le persone.<\/li>\n<li><strong>Utilizzare i wiki semplicemente per un glossario \u00e8 estremamente limitante<\/strong>. In Intellipedia \u00e8 possibile creare pagine individuali, di gruppo, di agenzia per stimolare una maggiore conoscenza della community sulla community, in un&#8217;organizzazione complessa e globale.<\/li>\n<li><strong>Spesso non esiste una sola verit\u00e0.<\/strong> Ci\u00f2 che deve essere ricostruito sono piuttosto i diversi punti di vista ed i documenti che li supportano al fine di stimolare il dibattito. Questo accade in fondo per buona parte dei temi affrontati in azienda. Proprio da questi temi ha senso partire con progetti collaborativi.<\/li>\n<li><strong>Non si tratta di un problema di et\u00e0, ma di mentalit\u00e0<\/strong>. L&#8217;utente pi\u00f9 attivo ha 79 anni e lavora nelle agenzie governative da 40 anni. Dall&#8217;altra parte persone di 23 anni hanno speso mesi per conformarsi all&#8217;organizzazione, perdendo totalmente il loro punto di vista creativo ed originale. Le persone con pi\u00f9 esperienza sono quelle con pi\u00f9 informazioni da condividere, non quelle da escludere.<\/li>\n<li><strong>Bisogna sempre partire da semplici pilot<\/strong> (es. una lista di acronimi) e costruire velocemente sui primi piccoli successi per alimentare l&#8217;adozione.<\/li>\n<li><strong>I leader devono metterci la faccia e dare il buon esempio<\/strong> in prima persona, solo cos\u00ec il resto dell&#8217;organizzazione prende parte al cambiamento. Il cambiamento non accade da solo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>E&#8217; ancora pi\u00f9 interessante come, trattandosi di un problema pi\u00f9 culturale che tecnologico, la CIA abbia sviluppato <strong>tre Core Principles per aiutare l&#8217;introduzione<\/strong> di Intellipedia nel lavoro di ogni agenzia:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Puntare all&#8217;audience pi\u00f9 ampio possibile<\/strong> (apertura e transparenza di default con link ad informazioni pi\u00f9 sensibili, quello che Andrew McAfee indica come un passaggio <a href=\"http:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2007\/08\/31\/una-definizione-di-enterprise-20\/\">dai canali alle piattaforme<\/a> )<\/li>\n<li><strong>Pensare in base ai temi non all&#8217;organizzazione<\/strong> (ridurre la duplicazione, la frammentazione e focalizzarsi sulla trovabilit\u00e0 dell&#8217;informazione, spingendo intrinsecamente gruppi diversi a confrontarsi e lavorare insieme)<\/li>\n<li><strong>Rimpiazzare i processi di business che gi\u00e0 esistono<\/strong>, non pretendere di creane di nuovi (<a href=\"http:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2008\/01\/21\/il-flusso-della-collaborazione\/\">lavorare nel flusso<\/a>  e non fuori dal flusso \u00e8 un pattern fondamentale di adozione perch\u00e8 consente di facilitare la vita alle persone, aiutandole a compiere lo stesso lavoro all&#8217;interno di una piattaforma e fuori dalle email). Si pu\u00f2 quindi rispondere alla frequente osservazione &#8220;non ho tempo&#8221;, mostrando ai dipendenti come lavorare meglio, non di pi\u00f9.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ora mi domando: se l&#8217;hanno fatto quelli della CIA, cosa dovrebbe impedirci di farlo in altre realt\u00e0? In che modo la vostra organizzazione \u00e8 pi\u00f9 lontana dai principi dell&#8217;Enterprise 2.0 delle agenzie di intelligence americane? Mi piacerebbe ascoltare il vostro parere.<\/p>\n<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"2009,adoption,case-studies,CIA,enterprise+2.0,enterprise-2.0-conference,intelligence\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/it\/index.php\/2009\/04\/26\/cia-20\/\"><\/a><\/div>\n<div id=\"fb-root\"><\/div><script type=\"text\/plain\" class=\"cc-onconsent-inline-social\" src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><!-- Do not remove -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi si occupa di social media, community ed enterprise 2.0 parla da tempo di trasparenza, collaborazione, partecipazione, sistemi emergenti, complessi e non deterministici. 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