{"id":244,"date":"2009-11-10T18:29:27","date_gmt":"2009-11-10T16:29:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.socialenterprise.it\/?p=244"},"modified":"2009-11-10T18:43:10","modified_gmt":"2009-11-10T16:43:10","slug":"lenterprise-2-0-nel-fiume-della-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2009\/11\/10\/lenterprise-2-0-nel-fiume-della-cultura\/","title":{"rendered":"L&#8217;Enterprise 2.0 nel fiume della cultura"},"content":{"rendered":"<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"2009,adoption,culture,enterprise+2.0,hofstede,national+culture,organizational+culture,social+business+design\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2009\/11\/10\/lenterprise-2-0-nel-fiume-della-cultura\/\"><\/a><\/div>\n<p>Come alcuni di voi avranno letto, domani sar\u00f2 sul palco a Francoforte all&#8217;<a href=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2009\/09\/29\/andiamo-allenterprise-2-0-summit\/\">Enterprise 2.0 Summit<\/a> per affrontare un tema ancora poco dibattuto anche nella comunit\u00e0 internazionale, ma sempre pi\u00f9 caldo mentre la diffusione degli approcci collaborativi e participati esce dai confini del Nord America per essere declinata anche in Europa ed Asia:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px; \"><strong><span style=\"color: #808080;\">Enterprise 2.0 in European Corporations: A Multi-Cultural Challenge<\/span><\/strong><span style=\"color: #808080;\"><br \/>In contradiction to the U.S., pan-European companies are facing specific issues in regards to the different cultural backgrounds of their workforce. This panel discusses best practices and strategies to overcome these multi-cultural challenges for enterprise-wide adoption<\/span><\/p>\n<p>Insieme a Mark Masterson,&nbsp;Bertrand Duperrin, Frank Sch\u00f6nefeld e Craig Hepburn ci porremo alcune domande sull&#8217;impatto della cultura sull&#8217;adozione, l&#8217;uso e sulla stessa possibilit\u00e0 di introdurre il social software all&#8217;interno di organizzazioni e paesi con valori, pratiche, storia ed abitudini. In vista del panel anticipo qui velocemente alcune riflessioni.<\/p>\n<p>Lo spunto alla discussione \u00e8 stato fornito da Mark nel suo post&nbsp;<a href=\"http:\/\/blog.enterprise2open.com\/2009\/01\/27\/can-social-software-work-in-germany\">Can social software \u201cwork\u201d in Germany<\/a>? In modo volutamente provocatorio, Mark si chiede <em>quanto gli strumenti di collaboration che abbiamo oggi siano in grado di dare risposta alle peculiarit\u00e0 locali di ogni paese<\/em>, permettendo di raggiungere gli obiettivi di business che l&#8217;azienda si attende anche all&#8217;interno di contesti molto diversi da quello anglo-americano in cui l&#8217;Enterprise 2.0 \u00e8 stata pensata. La domanda non \u00e8 per nulla retorica, data la ridotta disponibilit\u00e0 di letteratura, riflessioni e best practices di fronte ad una evidente difficolt\u00e0 delle organizzazioni globali o multinazionali nel trarre il massimo da progetti di collaboration che vanno oltre i confini del singolo paese.<\/p>\n<p>Dopo essermi confrontato con un gruppo piuttosto ampio di amici e colleghi con precedenti esperienze all&#8217;interno di culture diverse (tra cui <a href=\"http:\/\/www.vanderwal.net\">Thomas Vanderwal<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.peterboersma.com\/\">Peter Boersma<\/a>, Ming Kwan, <a href=\"http:\/\/www.deltaknowledge.net\/\">Stuart French<\/a>, <a href=\"http:\/\/futures-diagnosis.com\/\">Norman Lewis<\/a>), sono arrivato alla conclusione che la domanda di Mark sia in realt\u00e0 malposta. Vediamo perch\u00e8.<\/p>\n<p>E&#8217; sotto gli occhi di tutti che ogni paese sia contraddistinto da una serie di norme, comportamenti, aspettative, regole sia codificate che tacite totalmente differente. Se queste peculiarit\u00e0 introducevano un impatto gi\u00e0 considerevole nella progettazione di artefatti come software e siti web in cui sostanzialmente il contatto avveniva tra singolo utente e artefatto, i riflessi sugli strumenti collaborativi sono intuitivamente ancora pi\u00f9 profondi, data l&#8217;enfasi che questi pongono sullo scambio molti a molti, sul connettersi, conoscersi, condividere, comunicare, discutere. In una parola interagire in una dinamica di community.<\/p>\n<p>Una lista, assolutamente non esaustiva, ma quantomeno concreta di funzionalit\u00e0 largamente disponibili nelle piattaforme Enterprise 2.0 che potrebbero risentire di divergenze culturali sono:<\/p>\n<ul>\n<li>la propriet\u00e0 dei contenuti pubblicati dagli utenti (personali o dell&#8217;azienda?)<\/li>\n<li>gestione della privacy (sia da un punto vista dei timori individuali che legale)<\/li>\n<li>disponibilit\u00e0 di strumenti evoluti di social network analysis in grado di mostrare visivamente quanto ed in che modo il singolo individui partecipa all&#8217;interno del gruppo (in Italia a volte c&#8217;\u00e8 addirittura la paura dei sindacati..)<\/li>\n<li>pubblicare contenuti che riprendano e modifichino quanto gi\u00e0 condiviso da altri (foto, video, testi, etc..)<\/li>\n<li>cancellare contributi di altri utenti, eventualmente superiori nella gerarchia aziendale<\/li>\n<li>effettuare editing di contributi pubblicati dai colleghi, piuttosto che limitarsi a commentare<\/li>\n<li>prevedere trasparenza, apertura ed assenza di workflow approvativi come comportamento di default (piuttosto che considerare ogni spazio chiuso, finch\u00e9 a meno che non vengano esplicitamente stabiliti privilegi diversi)<\/li>\n<li>accettare l&#8217;amicizia e connettersi con utenti che non si conoscono<\/li>\n<li>pubblicare la propria foto ed informazioni personali (potenzialmente non lavorative) all&#8217;interno del profilo<\/li>\n<li>dare la propria disponibilit\u00e0 ad essere contatti da altri utenti, a prescindere dalla posizione nella gerarchia e senza passare per i propri superiori<\/li>\n<li>leggere\/scrivere contenuti in un&#8217;altra lingua (per es. inglese)<\/li>\n<li>l&#8217;importanza di un accesso in mobilit\u00e0 (sempre pi\u00f9 centrale per alcune figure professionali, dipartimenti, paesi)<\/li>\n<\/ul>\n<p>Tutte queste azioni vanno in qualche modo a toccare il senso di apertura, la propensione ad aiutare gli altri, un focus pi\u00f9 sul gruppo che sul singolo, una certa informalit\u00e0, un&#8217;accettazione del nuovo ed una predisposizione allo scambio anche non codificato all&#8217;interno dell&#8217;impresa.<\/p>\n<p><strong>Quanto queste dimensioni sono allora legate alla cultura nazionale (o alle culture nazionali in paesi con minoranze diverse) e quanto a dimensioni pi\u00f9 organizzative o individuali? E quanto forte \u00e8 il supporto necessario da parte del social software nello stimolare uno sviluppo pi\u00f9 marcato di doti sociali a volte non presenti?<\/strong><\/p>\n<p>Uno strumento molto interessante per comprendere il peso della cultura nazionale \u00e8 fornito dalla ricerca di <strong>Geert Hofstede<\/strong>, che in IBM a partire dagli anni 70 ha tentato di confrontare i paesi e le regioni geografiche del globo in base a <strong><a href=\"http:\/\/www.geert-hofstede.com\/\">5 dimensioni culturali<\/a><\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Power Distance Index<\/strong> (PDI)&nbsp;&#8211; livello di accettazione dei membri meno privilegiati di una distribuzione ineguale del potere. Insomma si tratta di quanto la gerarchia, il potere, la differenza di ruoli sia accettata e rispettata non solo dai leader, ma anche da chi \u00e8 alla base della piramide<\/li>\n<li><strong>Individualism <\/strong>(IDV) &#8211; grado in cui gli individui sono focalizzati su stessi o sono al contrario integrati nei gruppi (collectivism). In una societ\u00e0 individualista ognuno pensa unicamente a s\u00e8 ed alla propria famiglia. In una collettivista gli individui sono pi\u00f9 portati a rimanere connessi ed a supportarsi nel tempo grazie a gruppi allargati e spesso comunque ben coesi<\/li>\n<li><strong>Masculinity <\/strong>(MAS) &#8211; con il suo opposto femininity indica la forza dei caratteri pi\u00f9 marcatamente maschili ovvero di competitivit\u00e0 e fiducia in se stessi nella societ\u00e0. In una societ\u00e0 mascolina anche le donne tendono a diventare pi\u00f9 sicure e competitive, ma mai come gli uomini, mantenendo sempre un gap in questi caratteri tra i sessi<\/li>\n<li><strong>Uncertainty Avoidance Index<\/strong> (UAI) &#8211; ha a che fare con la tolleranza verso l&#8217;incertezza, l&#8217;ambiguit\u00e0, le situazioni non strutturate o, in altri termini l&#8217;apertura verso la novit\u00e0, situazioni inattese. Una societ\u00e0 con un alto UAI &nbsp;(che evita l&#8217;incertezza) cerca di minimizzare il rischio stabilendo regole stringenti, spingendo sulla sicurezza e su una visione centralizzata del mondo. Al contrario i paesi che accettano l&#8217;incertezza stimolano una maggiore diversit\u00e0 di vedute ed opinioni<\/li>\n<li><strong>Long term orientation<\/strong> (LTO) &nbsp;\u00e8 una dimensione aggiunta in seguito guardando al mondo asiatico per enfatizzare perseveranza e parsimonia o al contrario un rispetto per la tradizioni, gli obblighi sociali e la propria reputazione nel caso di una Short term orientation<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per l&#8217;Italia i livelli sono questi:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2773\/4092413713_32e3444696.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"343\"\/><\/p>\n<p>Gli studi di Hofstede riflettono una societ\u00e0 precedente all&#8217;introduzione di Internet e qualunque conclusione deve essere per questo presa con le pinze. Per fare alcuni esempi, l&#8217;indice di distanza dal potere (particolarmente alto ad esempio in Francia) impone un rispetto della gerarchia e potrebbe significare una bassa propensione a rimuovere informazioni caricate da altri. Al contrario un forte carattere mascolino (come avviene in Giappone) implicherebbe il sentirsi a proprio agio nel prendere l&#8217;iniziativa e creare nuovi contenuti o infine un basso indice di rifiuto dell&#8217;incertezza potrebbe implicare un lavorare bene in ambienti emergenti e non strutturati come quelli di un wiki. Tutti gli indici hanno un valore puramente relativo ed in ogni caso si applicano solamente a livello di nazione, non di regione, singola azienda o dipartimento.<\/p>\n<p>Online \u00e8 possibile anche generare al volo dei confronti come il seguente tra Italia e Stati Uniti o tra Stati Uniti e Germania:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2652\/4093034698_3e0be96d56_o.jpg\" data-rel=\"lightbox-image-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2652\/4093034698_c7c95fd372.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"260\"\/><\/a><\/p>\n<p>Come rapportare questi numeri di fronte a milioni di utenti che utilizzano Facebook indifferentemente da quasi ogni paese o al fatto che molti social network da centinaia di milioni di utenti sono nati in Asia? E che dire del fatto che l&#8217;Enterprise 2.0 per <a href=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2007\/08\/31\/una-definizione-di-enterprise-20\/\">sua stessa definizione<\/a> dovrebbe essere inclusiva, facile da usare, flessibile?<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/jcmc.indiana.edu\/vol12\/issue1\/pfeil.html\">Diversi studi<\/a> mostrano come effettivamente simili metriche abbiamo un impatto sull&#8217;utilizzo di strumenti online, ad esempio l&#8217;editing in Wikipedia, ma&nbsp;bench\u00e9 le dimensioni culturali di Hofstede ci diano una guida per inquadrare le differenze culturali partendo da una base scientifica, rimangono almeno tre serie limitazioni:<\/p>\n<ul>\n<li>i dati non sono completamente aggiornati, n\u00e8 pensati per spiegare l&#8217;impatto sui social media<\/li>\n<li>non ci danno nessuna indicazione ad una granularit\u00e0 maggiore della nazione e sono quindi scarsamente utili sui progetti reali all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione o verso i clienti<\/li>\n<li>non tengono minimamente in considerazione influenze culturali diverse da quelle del paese<\/li>\n<\/ul>\n<p>Altri lavori suggeriscono invece come ragionare sulle influenze nazionali non sia per nulla sufficiente nel comprendere il modo in cui gli utenti decidono di adottare gli strumenti, <a href=\"http:\/\/www.linkageinc.com\/thinking\/linkageleader\/Documents\/Denison_Consulting_Workplace_Diversity_Is_National_or_Organizational_Culture_Predominant.pdf\">per esempio<\/a> perch\u00e8 in alcuni ambiti la cultura organizzativa \u00e8 pi\u00f9 forte degli aspetti nazionali. La riflessione allora andrebbe pi\u00f9 propriamente allargata ad <strong><a href=\"http:\/\/www.diplomacy.edu\/Conferences\/IC2\/presentations\/Claes.ppt\">una plurit\u00e0 di sfere culturali<\/a><\/strong> che influenzano il comportamento di un individuo: la cultura della regione di provenienza, del settore di appartenenza dell&#8217;impresa, del ruolo funzionale della persona, del suo background professionale, etc.<\/p>\n<p>Insomma ci si rende in fretta conto di come lo stesso concetto di cultura ci porti un p\u00f2 fuoristrada, essendo pi\u00f9 un segnaposto per una serie di comportamenti complessi, che emergono dinamicamente dal comporsi delle azioni dei singolo individuo che un oggetto statico, ben definito. Un p\u00f2 come un fiume che, pur seguendo di norma il suo letto, al suo interno \u00e8 in realt\u00e0 costituito da una quantit\u00e0 enorme di goccioline indipendenti, ma in grado di interagire l&#8217;una con l&#8217;altra, disegnando un proprio percorso e muovendosi con una propria velocit\u00e0 (ho tratto questo esempio da Stuart French).<\/p>\n<p><strong>Cosa dobbiamo allora trarre da simili riflessioni nel momento in cui si ha l&#8217;esigenza di far lavorare al meglio gruppi con culture oggettivamente diverse <\/strong>e che risposta dobbiamo dare al quesito posto da Mark?<\/p>\n<p>Le mie conclusioni sono le seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>Le differenze culturali impattano a volte pesantemente le modalit\u00e0 di adozione ed uso degli strumenti sociali. Non tenere conto di questo aspetto pu\u00f2 provocare il fallimento dei progetti di collaboration<\/li>\n<li>Creare versioni localizzate (una per la Francia, una per la Germania, una per l&#8217;Italia) degli strumenti non rappresenta per\u00f2 assolutamente una risposta al problema, perch\u00e8 non considera la complessit\u00e0 delle molteplici sfere culturali a cui ogni individuo, gruppo, dipartimento ed organizzazione viene sottoposto nella realt\u00e0. Tra l&#8217;altro una soluzione simile sarebbe difficilmente accettabile da una multinazionale che ha molto spesso l&#8217;obbligo di scegliere e gestire una sola soluzione per tutti i suoi dipendenti<\/li>\n<li>Il problema non \u00e8 capire se il social software (sviluppato in America) possa essere utilizzato in altri paesi perch\u00e8 chiaramente ci\u00f2 avviene gi\u00e0, ma&nbsp;massimizzare i ritorni degli investimenti derivanti dall&#8217;Enterprise 2.0<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per raggiungere il nostro scopo ed aiutare realmente i clienti, piuttosto che frammentare lo sviluppo delle piattaforme sociali, abbiamo bisogno di strumenti cos\u00ec intelligenti, flessibili, emergenti, freeform e da poter essere adattati e fatti evolvere senza sforzo in base alle esigenze di ogni organizzazione e di ogni individuo che in essa lavora.<\/p>\n<p>Se le implicazioni culturali possono aiutarci a costruire soluzioni cos\u00ec intelligenti e adattive, \u00e8 invece il processo di adozione che deve calare queste soluzioni sul contesto specifico in cui saranno introdotte, tramite attivit\u00e0 di co-design di servizi, contenuti e funzionalit\u00e0 aggiuntive che coinvolgano direttamente e dall&#8217;inizio gli utenti finali, trasmettendo loro la ownership del progetto e costituendo il nucleo centrale di una nuova community.<\/p>\n<p><strong>Per chiudere allora la domanda non \u00e8 se il social software funziona o meno in paesi non anglo-americani, ma come pu\u00f2 essere usato, diversamente in ogni paese, per fare leva pi\u00f9 su ci\u00f2 che accomuna che su ci\u00f2 che divide le persone, certamente tenendo conto delle influenze culturali.<\/strong><\/p>\n<p>Per approfondire, &nbsp;il mio consiglio \u00e8 quello di andare a leggere per intero il <a href=\"http:\/\/www.deltaknowledge.net\/2009\/11\/while-ago-i-wrote-this-post-about.html\">post di Stuart<\/a> dopo la nostra chiacchierata.<\/p>\n<div style=\"float: right; margin-left: 10px;\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/share\" class=\"twitter-share-button\" data-via=\"absolutesubzero\" data-hashtags=\"2009,adoption,culture,enterprise+2.0,hofstede,national+culture,organizational+culture,social+business+design\" data-count=\"vertical\" data-url=\"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/2009\/11\/10\/lenterprise-2-0-nel-fiume-della-cultura\/\"><\/a><\/div>\n<div id=\"fb-root\"><\/div><script type=\"text\/plain\" class=\"cc-onconsent-inline-social\" src=\"http:\/\/connect.facebook.net\/en_US\/all.js#xfbml=1\"><\/script><!-- Do not remove -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come alcuni di voi avranno letto, domani sar\u00f2 sul palco a Francoforte all&#8217;Enterprise 2.0 Summit per affrontare un tema ancora poco dibattuto anche nella comunit\u00e0 internazionale, ma sempre pi\u00f9 caldo mentre la diffusione degli&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1808,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[251,99,301,11,339,340,341,342],"class_list":["post-244","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-enterprise-20","tag-251","tag-adoption","tag-culture","tag-enterprise-2-0","tag-hofstede","tag-national-culture","tag-organizational-culture","tag-social-business-design"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/244","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=244"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/244\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":252,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/244\/revisions\/252"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1808"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.socialenterprise.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}