Co-progettare l’Enterprise 2.0 con l’utente al centro

Negli ultimi anni i blog e le persone che scrivono di Enterprise 2.0 si sono moltiplicati ed ho avuto personalmente la fortuna di conoscere tanti consulenti, uomini di azienda, pensatori che stanno contribuendo in modo significativo a questo dominio affrontandone un pò tutte le sfaccettature dalla tecnologia, al ROI, alla governance, all’adozione, agli impatti organizzativi e di leadership.

Ciò che quasi mai ho letto è stato però da dove iniziare e come agire a livello meramente operativo per far penetrare i principi dell’Enterprise 2.0 all’interno dell’azienda. Un pò il segreto del cambiamento!

Vanno bene i pilot, le strategie, le integrazioni di lungo termine, ma in che modo rendere 2.0 un’azienda che ancora non lo è (o che lo è in modo parziale)? In altre parole, come muoversi per dare avvio e coltivare il cambiamento? Questo primo passaggio nella mia esperienza è il più critico ed il più impattante sull’esito finale del progetto dato che proprio da qui si vede quanto sia realizzabile il passaggio ad una cultura, ad una organizzazione, ad un’infrastruttura ed ad un sistema di governance tali da abilitare il nuovo modo di lavorare di cui l’Enterprise 2.0 è portatrice.

Ho parlato di cambiamento non a caso, poiché a differenza di quanto molti credano, possedere le condizioni appena descritte non è quasi mai il punto di partenza, ma al contrario quasi sempre un orizzonte a cui tendere con pazienza seguendo un percorso di cambiamento anche lungo e difficoltoso che riorienti i meccanismi su cui l’azienda funziona al fine di trarre vantaggio delle dinamiche partecipative che la rete ci ha insegnato.

Se l’Enterprise 2.0 è davvero un percorso di cambiamento, in che modo è possibile far accadere questo cambiamento e successivamente renderlo scalabile all’interno di tutta l’organizzazione ed addirittura oltre i suoi confini?

Su questi temi sono stato invitato a portare la mia esperienza all’interno del workshop Methods. Process of Change, un workshop unico al mondo, organizzato dalla Fondazione Pistoletto, Love Difference e Artway of Thinking per facilitare la contaminazione tra discipline diverse sugli approcci partecipati al cambiamento applicato all’individuo ed ai sistemi complessi.

Ho tentato di dare un contributo al tema mostrando l’approccio utilizzato in Open Knowledge per co-progettare soluzioni collaborative in modo centrato sull’utente:

Vi invito a scorrere velocemente le slide, mentre qui mi limiterò a riprendere alcuni elementi che a mio avviso costituiscono una prima risposta alle domande iniziali:

  • L’Enterprise 2.0 è un processo di cambiamento culturale, organizzativo e tecnologico mirato all’engagement delle persone sia all’interno che all’esterno dell’impresa al fine di raggiungere insieme obiettivi di business
  • Nella maggior parte delle organizzazioni moderne esiste tuttavia un gap di engagement: più dell’80% degli impiegati non mettono se stessi nel lavoro vanificando tutto o parte del loro potenziale. Questo potenziale costituisce però un asset economico sostanziale nei mercati più competitivi e turbolenti
  • A differenza di quanto le imprese vogliano credere, questo gap non è generalmente dovuto ad una mancanza di voglia da parte dei dipendenti quanto a errati o inefficienti meccanismi di leadership e management messi in campo dall’azienda

Nella mia esperienza, un approccio di coprogettazione centrato sulle esigenze dell’individuo consente di ridurre questo gap coinvolgendo le persone nel definire collaborativamente il problema (ascolto), nel costruire una soluzione (codesign in modalità creativa) che esse stesse sentiranno come propria (ownership), raffineranno (iterazione) e diffonderanno sul resto dell’organizzazione (diffusione).

Per rendere il tutto più concreto e credibile, ho raccontato questo percorso utilizzando il caso Lago, in cui in sole 8 settimane è stato possibile ridisegnare in modo collaborativo ed emergente il processo di sviluppo del prodotto, passando da una fase pilota a quella di lancio sull’intera azienda.

Come spiego nell’ultima slide della presentazione, questo approccio partecipato al lancio ed alla coltivazione di community viene raramente discusso quando si parla di Enterprise 2.0 pur presentando fortissimi vantaggi in termini di:

  • Migliore comprensione di ciò che conta per le persone a livello informativo e di processo
  • Più efficiente costruzione di una soluzione che realmente risponda a queste esigenze, in tempi e costi più bassi (meno rework)
  • Senso di appartenenza e ownership più forte su quanto costruito a differenza di soluzioni imposte arbitrariamente dall’alto
  • Creazione di un gruppo di champions più disponibili a migliorare la soluzione ed a diffonderla presso i colleghi
  • Chiarezza da parte di tutti gli attori coinvolti sull’approccio inerentemente iterativo e di miglioramento continuo degli ambienti

Perché lanciare dei pilot che nascono dalle persone e che vengano “posseduti” dalle persone è così importante? In ultima analisi perchè si tratta di un approccio concreto per la realizzazione del cambiamento ed ancora di più per la diffusione di questo cambiamento in modo scalabile ed economicamente sostenibile per l’impresa.

So che alcune delle persone che leggono questo blog hanno importanti competenze in quest’area. Vi aspetto nei commenti..

Emanuele Quintarelli

Social media enthusiast and Social Business Leader in EY. Research, reports and reflections about the introduction of web 2.0 inside the enterprise.

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