Soluzioni per la Social innovation

Una delle aree più attive e promettenti della Social Enterprise è la possibilità di innescare meccanismi trasparenti, real-time e su larga scala per il coinvolgimento dei dipendenti nelle decisioni di business, ovvero la Social Innovation.

Che si tratti di innovazione di prodotto, di miglioramento del processo, di inediti modelli di business o mutati posizionamenti strategici, coloro che interagiscono quotidianamente con il cliente, con la filiera e con le stesse dinamiche aziendali, sono spesso i più qualificati per dare suggerimenti sulla direzione in cui investire per differenziarsi dai competitor e soprattutto per dare maggiore valore al cliente.

Scardinando le tradizionali ed ormai superate modalità di innovazione centralizzata e dall’alto secondo cui solo pochissime figure in azienda hanno le competenze e di conseguenza l’autorizzazione per determinare nuovi prodotti e nuove strategie, la Social Innovation abilita una pipeline partecipata di innovazione che:

  • Unisce una contribuzione dal basso tipica del 2.0 a meccanismi di valutazione ed approvazione più tradizionali (esperti, commissioni, top management, etc) necessari a sbloccare le risorse per la realizzazione delle idee
  • Da finalmente trasparenza sulla proprietà e sul destino delle proposte che in precedenza andavano a morire all’interno di una cassetta opaca o al contrario venivano “rubate” da qualche personaggio più in alto nella gerarchia
  • Formalizza spesso per la prima volta un processo che ben oltre la raccolta di nuove idee è in grado di valutare e dare seguito efficacemente ai contributi più promettenti
  • Riconosce da un punto di vista organizzativo in modo pubblico sia il valore che il risultato derivato dalla partecipazione di tutti i dipendenti

Grazie ad un focus più limitato, specifico e comprensibile per la maggior parte dei dipendenti (chi è che non ha mai pensato “non funziona, questo processo andrebbe fatto così”…) rispetto al più ampio ambito della collaboration, la social innovation fa spesso breccia nell’immaginario dei manager che, subito dopo aver deciso di voler provare, iniziano a chiedersi con quale strumento farlo.

Anche se formalizzazione ed abilitazione culturale-operativa di un processo di crowdsourced innovation sono certamente i passaggi più complicati e centrali, anche la sola comprensione dello strato tecnologico introduce spesso più di una difficoltà in quella che alla fine è una nicchia da $70M (per confronto il CRM ne vale 10 ma di miliardi di dollari).

Ecco allora una foto del panorama tratta dalla recente Forrester Wave: Innovation Management Tools:

Vista la novità dell’ambito ed il ridotto numero di contendenti, la quantità di vendor considerati leader stupisce e forse trae un pò in inganno. Trae in inganno perchè maschera le profonde differenze tra capability, visione e robustezza degli attori.

Andando oltre la wave, proporrei questa lettura su tre livelli:

  • Da una parte c’è il top dell’innovation management. Si tratta di vendor attivi da anni, innovativi, con buone revenue, dotati di un ampio ecosistema, con prodotti noti sul mercato e già ricchissimi in termini di funzionalità come Spigit, Brightidea, Hype Innovation. Il pricing è anche dieci volte quello delle soluzioni di fascia bassa, ma la base clienti è grande, i clienti sono importanti e la soluzione, piuttosto che fermarsi alla generazione delle idee, supporta l’interno processo di innovazione compresi i flussi di valutazione, gli analytics, la customizzazione, la gestione di un portfolio di idee approvate, l’integrazione con i progetti e con i sistemi (es. PLM e PPM) in cui le idee verrano tradotto in pratica. Seguendo ed a volte anticipando il consolidamento del mercato della collaboration, questi vendor forniscono già meccanismi (plugin, widget, etc) per interfacciarsi con i leader dell’enterprise social software come Jive, Yammer, Tibbr. E’ il prodotto che fa per voi se l’obiettivo è industrializzare l’innovazione dal basso in una grande azienda, integrarla con i processi, avere a disposizione gli strumenti più innovativi e potenti senza grandi problemi di budget.
  • Immediatamente sotto ci sono le soluzioni specializzate come CogniStreamer, InnovationCast, Qmarkets, InnoCentive, inno360. Sono buoni prodotti di fascia media con specifici tratti come servizi molto sviluppati (Imaginatik e CogniStreamer), competenze forte di tipo predittivo (Qmarkets che viene dai prediction markets), sfruttano massivamente una sola piattaforma di collaboration (InnovationCast con Telligent), vengono dal mondo dei clienti (InnoCentive e inno360)
  • Rimangono le alternative leggere come Innovation Factory, Kindling, IdeaScale, BrainBank e Nosco. Si tratta di prodotti spesso di qualità (ho provato su progetti sia Kindling che IdeaScale) forniti in modalità Saas, con buona user experience, pricing decisamente più bassi, funzionalità più leggere, focalizzati principalmente sulla fase di ideation. Sono ottime opzioni per affacciarsi all’idea management, senza spendere una fortuna, senza un grosso commitment in termini di risorse interne (persone ed infrastruttura) o per le aziende che non sono corporation

Pur rimanendo di nicchia, la social innovation è in costante evoluzione verso le direzioni seguentii:

  • Le soluzioni si stanno consolidando tramite acquisizioni (Crowdcast da parte di Spigit, Intuit che ha smesso di fornire Brainstorm, InnovationCast sempre più vicino a Telligent) e partnership
  • L’offerta è piuttosto matura, ma la trazione verrà solamente con una maturazione dei clienti in termini di responsabilità e centri preposti all’innovazione oggi presenti solo nel 34% delle aziende
  • Il passaggio da semplici challenge (campagne temporanee) ad un approccio olistico di innovazione è il marker dei progetti più maturi e richiede un supporto esplicito a workflow ed integrazione con i sistemi transazionali in cui lo sviluppo del prodotto già oggi avviene
  • Social innovation interna ed esterna saranno a mio avviso sempre più legate al fine di dare seguito alle richieste delle community di co-creazione con i clienti tramite la sensibilizzazione dei dipendenti ed il riallineamento dei processi.

Tenendo a mente queste indicazioni, un progetto complessivo di evoluzione dei flussi di innovazione che guidi la scelta della soluzione più appropriata, il suo collocamento all’interno di un ecosistema collaborativo e l’integrazione con i sistemi informativi, consentiranno di trasformare semplici campagne di marketing interno in nuovi funnel di trasformazione dell’azienda.

Buona scelta a tutti.

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Emanuele Quintarelli

Social media enthusiast and Social Enterprise Leader in EY. Research, reports and reflections about the introduction of web 2.0 inside the enterprise.

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