The Social Enterprise
Social Enterprise: Il social dentro l'azienda
Languages
Tag
Categorie
Archivi
- January 2012
- December 2011
- November 2011
- October 2011
- September 2011
- August 2011
- July 2011
- June 2011
- May 2011
- April 2011
- March 2011
- February 2011
- January 2011
- December 2010
- November 2010
- October 2010
- September 2010
- August 2010
- July 2010
- June 2010
- May 2010
- April 2010
- March 2010
- February 2010
- January 2010
- December 2009
- November 2009
- October 2009
- September 2009
- August 2009
- July 2009
- June 2009
- May 2009
- April 2009
- March 2009
- February 2009
- January 2009
- December 2008
- November 2008
- October 2008
- September 2008
- August 2008
- July 2008
- June 2008
- May 2008
- April 2008
- March 2008
- February 2008
- January 2008
- November 2007
- October 2007
- September 2007
- August 2007
Ultimi Tweet
- No public Twitter messages.
Post Recenti
- L’organizzazione resiliente
- Social Business e Valore Condiviso
- Il Futuro del Customer Service
- Le Soluzioni per il Social CRM nel 2012
- Applicare il Social all’Innovazione di Prodotto
Conferenze
- Enterprise 2.0 Conference
- IDC Enterprise 2.0 Conference 2009
- International Forum on Enterprise 2.0
- Office 2.0 Conference
- Web 2.0 for Business
Persone
- Ajit Jaokar
- Andrew McAfee
- Bertrand Duperrin
- Charlene Li
- Dion Hinchcliffe
- Gil Yehuda
- Jeff Nolan
- Joshua Porter
- JP Rangaswami
- Lee Bryant
- Luis Suarez
- Oliver Marks
- Oliver Young
- Oscar Berg
- Rod Boothby
- Ross Mayfield
- Sameer Patel
- Stewart Mader
- Susan Scrupski
Siti
- Cases 2.0
- Enterprise 2.0 Evangelist
- Enterprise 2.0 TV Show
- Enterprise Irregulars
- Fast Forward
- Read/Write Web
- Social Media Collective
- TechCrunch
- Wikinomics
- Wikipatterns
Cosa sto leggendo
- Forrester's Top 15 Trends For Customer Service In 2012
- Product based Collaboration - SAP Streamwork
- Products + Social = Better Products | Business Analytics
- TLS harnesses open innovation for crowdsoured trial design
- How Chief Customer Officers Are Driving Change
- Social CRM for Customer Support – Peer Power
- Products Come and Go – Customers Will Always Have Needs
- Salesforce.com Revolutionizes Customer Service for a Social and Mobile World with Desk.com
- LinkedIn 277% More Effective for Lead Generation Than Facebook & Twitter
- Launching a Social Command Center (Without The Center)
- Conversation Agent: The Case for Social Media in B2B
- Comparison of 100 Top Companies on Social Business and Corporate Culture
- Bunchball | Gamification improves user engagement, employee productivity and customer loyalty
- badgeville.com | The Behavior Platform
- Marketing Malpractice: The Cause and the Cure
- Transform Your Employees into Passionate Advocates - Rob Markey
- LEGO’s Building Block For Good Experiences
- It’s All About Your Customer’s Journey
- Customer Journey Mapping Resources On The Web
- IBM Aims To Be First With OpenSocial Embedded Apps
La crescita dell’Enterprise 2.0
Pubblicato da Emanuele | in Enterprise 2.0
Di ritorno da Boston ho letto più persone, anche molto influenti, sottolineare come l’Enterprise 2.0 si trovi ancora in uno stato embrionale ed indicazioni simili erano emerse a Marzo anche dall’Osservatorio Enterprise 2.0 del Politecnico di Milano. L’Enterprise 2.0 è veramente ancora incastrata in uno stadio embrionale? Probabilmente si e tuttavia forse dovremmo anche mettere l’accento su qualcosa di diverso, ovvero sulla velocità di diffusione e sulle mutazioni che questo fenomeno ha già apportato al tessuto ed al funzionamento delle organizzazioni in soli 3 anni.
Una nuova foto viene scattata da AIIM all’interno dello studio Collaboration and Enterprise 2.0, che riprende ed aggiorna l’ottimo lavoro dell’anno scorso.
Anticipando l’utilizzo aziendale, il primo dato che colpisce è il crescente interesse verso gli approcci aperti, orizzontali e partecipati da un punto di vista lavorativo, ma individuale:
Come si vede, ormai molte delle persone che lavorano in azienda sono state esposte alle principali tecnologie Web 2.0 (forum, wiki, blog, instant messaging, social networking e feed rss) ed hanno capito come metterle a frutto nelle attività di ogni giorno adottando un ruolo in parte anche attivo.
E’ interessante notare come sia l’atteggiamento che le resistenze che si incontrano nei progetti dentro l’azienda, possono in larga misura essere trovate già all’interno della tabella seguente relativa ad un uso ancora personale:
Nonostante il decrescere di quasi tutti i valori all’aumentare dell’età, si può vedere come per molti dipendenti ormai il social networking costituisca uno strumento affermato di crescita professionale, quasi scontato per chi entra in azienda, ma per tutti un contributo importante nel miglioramento della qualità dell’informazione e nella sua trovabilità. Con l’avanzare dell’età la resistenza è dovuta innanzitutto al tempo che queste attività richiedono, alla poca voglia di condividere dettagli personali ed al sovraccarico informativo.
Cosa comportano questi segnali sull’intera organizzazione? Innanzitutto in un solo anno è raddoppiato sia il livello di comprensione con ormai solo il 17% degli intervistati che dichiara di non sapere proprio cosa l’Enterprise 2.0 sia (contro il 40% l’anno scorso) sia il livello di utilizzo (25% contro il 12% dell’anno scorso):
La consapevolezza cresce di pari passo con la rilevanza strategica attribuita all’Enterprise 2.0 nel raggiungere i propri obiettivi di business ormai dal 54% delle aziende (contro il 44% dell’anno scorso):
I fortissimi margini di potenziale sviluppo sono invece testimoniati dalla figura sotto che mostra una diffusione orizzontale all’organizzazione pari solo al 6% quando, a mio avviso, è proprio qui che si giocherà la partita centrale per determinare la portata del fenomeno l’Enterprise 2.0 nei prossimi anni:
Senza grosse sorprese i driver per l’utilizzo sono ancora principalmente la condivisione di conoscenza, l’incremento della collaboration ed una comunicazione più veloce, mentre temi più concreti come tagli dei costi e time to market rimangono in secondo piano rendendo il ROI piuttosto difficile da calcolare (quando circa il 50% delle aziende lo chiede espressamente):

Dall’altra parte le resistenze più forti rimangono mancanza di comprensione, resistenze culturali e problemi più impellenti (questo a mio avviso in parte legato alla scarsa comprensione). Qui è importante notare come la tecnologia venga ormai percepita come piuttosto matura e certamente molto lontana dall’essere l’aspetto più complesso di un progetto Enterprise 2.0.
Queste resistenze del management spiegano come mai il passaggio verso gli approcci sociali sia spesso trainato dagli stessi utenti (30%), dall’IT (16-23%), ma ancora poco dalle linee di business (12-15%) per essere poi impiegati di gran lunga più dall’IT stesso (quasi 70% dei casi), che negli altri dipartimenti (es. Marketing al 22%, HR al 9%). Ancora un IT che lavora per l’IT? Questa è un’altra grande opportunità sia per i sistemi informativi che per il business..
Andando nel dettaglio dell’uso, oltre ad una diffusione fortissima di incontri faccia a faccia (80%) e audio conferenze (circa 85%), colpisce come molte realtà continuino a collaborare solamente scambiandosi mail e revisioni in Word, invece di utilizzare i più convenienti strumenti collaborativi di nuova generazione (relegati invece a meno del 10% per i wiki):
Nonostante questa forte continuità con il passato, in un mondo del lavoro sempre più frenetico, geograficamente distribuito e dislocato fuori dagli orari e dai luoghi dell’ufficio tradizionale, iniziano ad emergere bisogni e modalità di produzione diverse, insieme a strumenti decisamente più efficaci per condividere documenti, esperienze e messaggi. I driver specifici per la collaboration diventano sempre più il lavoro in team, la circolazione della conoscenza, la trovabilità dei documenti, la scrittura collaborativa, una maggiore efficienza nel completamento dei progetti:

Per quanto riguarda i vendor, queste esigenze di team e di progetto vengono supportate nel 47% dei casi da Microsoft Sharepoint, nel 15% da altre piattaforme di Enterprise Content Management e per un altro 15% da piattaforme dedicate (ma AIIM rappresenta i produttori di ECM).
Per chiudere due parole sui budget e sulla governance. Un’ennesima conferma del valore che le aziende riconoscono all’Enterprise 2.0 è testimoniata dal costante crescere dei budget in un momento nero per tutta l’economia:

con un valore che in alcuni casi si spinge oltre il milione di dollari, ma con molti progetti ancora tra i $10K ed i $100K. Questa ennesima prova di ampio margine di evoluzione è data dal limitato impegno che le organizzazioni stanno mettendo sulla governance e sugli aspetti legali dell’utilizzo dei social media all’interno ed all’esterno dei propri confini , presente solo nel 30% dei casi.
Conclusioni
L’Enterprise 2.0 è arrivata in Italia solo da qualche anno e nonostante questo si è già diffusa in un numero importante di aziende, cambiandone il modo di lavorare, produrre valore e gestire i rapporti umani sia all’interno che all’esterno. Data la forte discontinuità che essa segna rispetto ai paradigmi di management e comunicazione precedenti, è altrettando chiaro che questo passaggio richiederà diversi anni per realizzarsi appieno, con una fase iniziale esplorativa e di adozione a macchia di leopardo. Ormai passato il momento dell’hype, oggi molte realtà iniziano a chiedersi seriamente come impiegare l’Enterprise 2.0 per essere più agili, reattive, competitive, meritocratiche e specialmente per superare la congiuntura economica sfavorevole, piazzandosi in pole position per la successiva ripartenza.
Ciò che potrebbe fare però la differenza saranno le mutate regole del gioco che emergeranno al risvegliarsi dell’economia mondiale. Regole per cui l’azienda 2.0 potrebbe essere molto meglio attrezzata.






Pingback: Dario Salvelli’s Blog » Blog Archive » Feedmastering #163
Pingback: The Social Enterprise » L’Enterprise 2.0 nel 2009
Pingback: The Social Enterprise » Come ottenere benefici misurabili dall’Enterprise 2.0