The Social Enterprise

Social Enterprise: Il social dentro l'azienda

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Come architetture di partecipazione, intelligenza collettiva e meccanismi di emergenza stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende fanno business e generano profitti

Quello che tutti i clienti chiedono…

Pubblicato da Emanuele | in Enterprise 2.0, Web 2.0

Come avevo anticipato, domani allo SMAU parteciperò alla tavola rotonda sul Social Business Networking promossa da MilanIN. Ci tenevo a condividere in anteprima con voi sia le domande che mi saranno poste, che una bozza delle risposte che vorrei dare.

Non sono particolarmente bravo nel sintetizzare ed allora mi piacerebbe avere vostre considerazioni sugli spunti più importanti che lancereste a riguardo dei temi riportati sotto, riferendosi specificamente all’Enterprise 2.0. Di fatto queste somigliano molto alle domande più frequenti che i clienti ci pongono ogni giorno.

Ricordate che ogni risposta dovrà essere contenuta in 180 secondi!

1. Perché le aziende dovrebbero dotarsi di una infrastruttura relazionale come quella di Linkedin , XING o Viadeo?

In un clima economico così incerto, di fronte ad un mercato sempre più globale e competitivo, in cui grazie agli user generated content ed al web 2.0 i consumatori acquistano una voce ed un potere che semplicemente non hanno mai avuto, le aziende sono oggi alla ricerca di paradigmi che consentano di lavorare in modo più efficiente e reattivo rispetto ai cambiamenti che provengono dall’esterno, di aprire le porta all’intelligenza collettiva per innovare prodotti e modelli di business, di rendere visibile e capitalizzare quel patrimonio di conoscenze e relazioni informali di cui dispongono. Questi temi sono ancora più caldi se pensiamo ai nativi digitali, giovani talenti nati quando la rete era già una certezza e che oggi pretendono all’interno dell’azienda gli stessi meccanismi a cui sono abituati sul web. Il nostro lavoro in Open Knowledge è proprio quello di supportare le aziende nel raggiungere questi benefici facendo leva sull’Enterprise 2.0, ovvero sull’adozione interna e esterna di strumenti e paradigmi ispirati al web 2.0.

2. Perché gli individui, manager e professionisti, dovrebbero imparare a coltivare la loro presenza su questi network?

Le communità che lanciamo e coltiviamo nascono sempre da obiettivi chiari di business legati alla forza vendita, alla comunicazione interna, all’apprendimento partecipativo, al supporto tecnico, alla ricerca e sviluppo oppure al coinvolgimento dei consumatori nella creazione di nuovi prodotti e servizi. Questi spazi riescono ad attirare e ad appassionare i partecipanti solamente se ai benefici aziendali corrispondono altrettanto chiari ritorni individuali. I driver più importanti non sono tanto economici quanto psicologici e di sviluppo professionale, ad esempio il bisogno di identificarsi in un gruppo, il poter accedere velocemente alle competenze, lo scoprire velocemente gli esperti o l’essere riconosciuti come esperti in azienda, il collaborare con i colleghi, il crearsi nuove opportunità di impiego. In ultima analisi partecipo per apprendere costantemente e lavorare con maggiore soddisfazione.

3. Le aziende ci credono e quanto nel social networking? Dove investono ora e dove investiranno?

Quando si parla di azienda, il social networking fa parte del più ampio fenomeno Enterprise 2.0 a cui le aziende stanno prestando tantissima attenzione. Secondo Forrester, solamente la parte IT del business generato dall’Enterprise 2.0 (quindi esclusa la consulenza) va verso i $4,6B l’anno ed uno studio recente di AIIM mostra che il 44% degli intervistati ritiene questo tipo di strumenti strategici per il proprio business. Anche sul fronte dell’adozione le cifre parlano di blog, wiki e feed rss che sono già stati introdotti dal 33-38% delle aziende e di iniziative di social networking che sono state o saranno messo in campo a breve nel 51% dei casi. Sulla scia di Facebook o Myspace, proprio il social networking raccoglie in questo momento più interesse presso i manager, con un valore che nel 2013 sarà pari al 50% dell’intero mercato Enterprise 2.0. In futuro inizierà un processo di commoditizzazione della tecnologia con quasi il dimezzamento dei costi di licenza già nel 2011-2012. Al contrario i clienti stanno finalmente iniziando a capire come il valore dell’Enterprise 2.0 sia legato ad un modo diverso di lavorare e fare azienda, portando al centro le persone, dando loro fiducia e coinvolgendole nella creazione del risultato. In tal senso, nei prossimi anni apparirà sempre più chiaro come siano le modalità di coltivazione e non solo la tecnologia a fare la differenza tra iniziative di successo e grandi fallimenti.

La parola a voi!

October 16th, 2008

  • http://www.digiway.it Vittorio Orefice

    Uno spunto in particolare, riguardo l’Enterprise 2.0 per le PMI in Italia. Sono convinto che uno scenario in cui le aziende possano aprirsi ad una “enterprise 2.0 fra le aziende” farebbe la differenza.
    Qualcosa, in sostanza, che permetta, ed agevoli, aggregazioni pluriaziendali di filiera, di distretto o di associazione.
    Ciò trova motivo non solo nella dimensione aziendale tipica italiana, ma anche nel rendere possibile la collaborazione digitale evoluta tra chi, e sono molti, per lavoro già coopera.

  • admin

    Ciao Vittorio,
    grazie per il suggerimento tempestivo. Come forse avrai visto sul caso Lago, mi sto convincendo anche io delle potenzialità dell’Enterprise 2.0 nella PMI ed anche tra le PMI secondo il modello dei distretti.

    Si tratta di un tema su cui sono impegnato in prima persona e spero di poter scrivere presto qualcosa di più!

  • http://consulenza-pmi.blogspot.com/ Riflessioni

    il web è molto importante anche per creare comunità di pratica, gestire gruppi di studio. certo a modalità mista on line ed off line.non si finisce mai di imparare dal web. ti “costringe” a condividere, confrontarti, allargare le tue competenze..

    ciao
    andrea

  • http://smartfeeling.blogspot.com Gian Angelo Geminiani

    L’osservazione di Vittorio, devo confessare, mi ha fatto un immenso piacere e conferma quelle che da tempo sono anche le mie convinzioni.
    Se venisse pubblicato un servizio gratuito (ed opensource) con lo scopo di offrire (in particolar modo alle PMI) uno strumento semplice per la creazione di market place “sociali”, o social network orientati al b2b, riscuoterebbe un qualche interesse?

  • Giovanni Budicin

    Ciao Emanuele, ho ascoltato con attenzione i tuoi interventi di stamane allo smau, spunto di interesse per chi come me ha voglia di digitale ma deve fare i conti con l’analogico…
    @Vittorio, oggi le comunicazioni interaziendali, dove presenti, sono legate a canali EDI nella filiera del business; è giunto il momento di promuovere “aperture” di più ampio spettro, creando sistemi che possano abilitare la collaborazione e rispettando naturalmente i criteri di sicurezza delle singole entità.
    @Gian Angelo: l’azienda nella quale opero ha una significativa presenza nel mondo open source ed enormi competenze interne; posso investigare con i miei colleghi della divisione ricerca e innovazione se e cosa si muove nella direzione da te suggerita, ed al limite proporre un progetto.

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