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	<title>Comments on: Perchè la Maggior Parte delle Community Falliscono</title>
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	<description>Enterprise 2.0: Il web 2.0 dentro l&#039;azienda</description>
	<lastBuildDate>Tue, 31 Aug 2010 16:37:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>By: Mettere a frutto le comunità online &#124; The Social Enterprise</title>
		<link>http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/08/10/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono/comment-page-1/#comment-956</link>
		<dc:creator>Mettere a frutto le comunità online &#124; The Social Enterprise</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 18:55:49 +0000</pubDate>
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		<description>[...] significativo in termini di indicazioni e lezioni apprese era stato l&#8217;anno scorso &#8220;“2008 Tribalization of Business: How to Achieve Trasformational Change through Communities and Social...“,&#8221; di Beeline Labs e Deloitte &amp; Touche. Il lavoro ha ora raggiunto la sua seconda [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] significativo in termini di indicazioni e lezioni apprese era stato l&#8217;anno scorso &#8220;“2008 Tribalization of Business: How to Achieve Trasformational Change through Communities and Social&#8230;“,&#8221; di Beeline Labs e Deloitte &amp; Touche. Il lavoro ha ora raggiunto la sua seconda [...]</p>
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		<title>By: Giovanni Re</title>
		<link>http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/08/10/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono/comment-page-1/#comment-683</link>
		<dc:creator>Giovanni Re</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 16:29:07 +0000</pubDate>
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		<description>Rispondo per Vittorio Neri, lavoriamo entrambi allo stesso progetto. 
In questo momento abbiamo un forum www.rolandforum.com con 2000 iscritti. Abbiamo un blog aziendale ed una wiki.
Il forum è di fatto una comunità di pratica, gente che lavora con i nostri prodotti e che scambia esperienze lavorative.
Come ha affermato Vittorio il problema maggiore consiste nel seguire le moltleplici sfaccettature di chi interagisce. Proprio in questi giorni abbiamo dovuto cambiare il regolamento per mettere in carreggiata alcuni &quot;disturbatori&quot;.
...Una faticaccia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo per Vittorio Neri, lavoriamo entrambi allo stesso progetto.<br />
In questo momento abbiamo un forum <a href="http://www.rolandforum.com" rel="nofollow">http://www.rolandforum.com</a> con 2000 iscritti. Abbiamo un blog aziendale ed una wiki.<br />
Il forum è di fatto una comunità di pratica, gente che lavora con i nostri prodotti e che scambia esperienze lavorative.<br />
Come ha affermato Vittorio il problema maggiore consiste nel seguire le moltleplici sfaccettature di chi interagisce. Proprio in questi giorni abbiamo dovuto cambiare il regolamento per mettere in carreggiata alcuni &#8220;disturbatori&#8221;.<br />
&#8230;Una faticaccia.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: The Social Enterprise &#187; La ricetta magica per costruire comunità di successo</title>
		<link>http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/08/10/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono/comment-page-1/#comment-667</link>
		<dc:creator>The Social Enterprise &#187; La ricetta magica per costruire comunità di successo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 18:08:05 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Purtroppo copiare quello che si vede sul web raramente produce gli effetti sperati ed in molti casi la creazione di community vibranti dentro l&#8217;azienda fallisce per mancanza di sensibilità o delle necessarie competenze organizzative, sociali, tecnologiche e manageriali (si intende, tutte nello stessa iniziativa :)). Ha fatto recentemente scalpore una ricerca di Beeline Labs che mostra come, proprio a causa di queste carenze, la maggior parte delle community aziendali semplicemente sono destinate a fallire. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Purtroppo copiare quello che si vede sul web raramente produce gli effetti sperati ed in molti casi la creazione di community vibranti dentro l&#8217;azienda fallisce per mancanza di sensibilità o delle necessarie competenze organizzative, sociali, tecnologiche e manageriali (si intende, tutte nello stessa iniziativa <img src='http://www.socialenterprise.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> ). Ha fatto recentemente scalpore una ricerca di Beeline Labs che mostra come, proprio a causa di queste carenze, la maggior parte delle community aziendali semplicemente sono destinate a fallire. [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: admin</title>
		<link>http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/08/10/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono/comment-page-1/#comment-666</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 08:08:11 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Vittorio,
assolutamente d&#039;accordo. E&#039; proprio qui la sfida, ma sempre qui è anche il vantaggio competitivo in questi anni.

La vostra azienda sta facendo qualcosa in questo senso?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Vittorio,<br />
assolutamente d&#8217;accordo. E&#8217; proprio qui la sfida, ma sempre qui è anche il vantaggio competitivo in questi anni.</p>
<p>La vostra azienda sta facendo qualcosa in questo senso?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Vittorio Neri</title>
		<link>http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/08/10/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono/comment-page-1/#comment-665</link>
		<dc:creator>Vittorio Neri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 08:01:15 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;articolo è interessante e soprattutto vero e puntuale in molti punti. Confermo che l&#039;allocazione delle risorse, che vivono l&#039;azienda e che abbiano la sensibilità del mercato in cui operano, è fondamentale, così come il coinvolgimento di personaggi della comunità stessa. Uno dei nemici maggiori è infatti la non presenza dell&#039;azienda quando la comunità ha preso corpo. C&#039;è inoltre da aggingere che la comunità nasce sempre da una relazione umana, che deve essere poi promossa ed alimentata (appuntamenti a fiere, eventi ed altro). Pena la sterilità della community.
Altra sfida è il cambiamento dell&#039;azienda, non solo a livello di CMO ma anche, e soprattutto, del management in generale che deve vivere la community e non &quot;soffrirla&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo è interessante e soprattutto vero e puntuale in molti punti. Confermo che l&#8217;allocazione delle risorse, che vivono l&#8217;azienda e che abbiano la sensibilità del mercato in cui operano, è fondamentale, così come il coinvolgimento di personaggi della comunità stessa. Uno dei nemici maggiori è infatti la non presenza dell&#8217;azienda quando la comunità ha preso corpo. C&#8217;è inoltre da aggingere che la comunità nasce sempre da una relazione umana, che deve essere poi promossa ed alimentata (appuntamenti a fiere, eventi ed altro). Pena la sterilità della community.<br />
Altra sfida è il cambiamento dell&#8217;azienda, non solo a livello di CMO ma anche, e soprattutto, del management in generale che deve vivere la community e non &#8220;soffrirla&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: admin</title>
		<link>http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/08/10/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono/comment-page-1/#comment-562</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 11:50:46 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie all&#039;impatto provocato nel mondo consumer dal web 2.0 dove tutto è gratuito ed all&#039;ampia disponibilità di software e piattaforme (mysql, apache, struts, etc) open source, in realtà gli investimenti tecnologici sono molto esigui (un ordine di grandezza in meno) se comparati a qualunque precedente progetto dell&#039;IT. Come sottolineato più volte, ciò che fa la differenza è il processo di engagement, coltivazione e change management. Non sono a conoscenza in letteratura di modelli che racchiudano tutto il percorso descritto, ma sui nostri progetti noi utilizziamo strumenti di pianificazione ovviamente legati agli obiettivi di business del cliente, alla dimensione della comunity, alla difficoltà di coinvolgerla, alla complessità degli strumenti, al supporto necessario per passare da una modalità push ad una modalità pull.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie all&#8217;impatto provocato nel mondo consumer dal web 2.0 dove tutto è gratuito ed all&#8217;ampia disponibilità di software e piattaforme (mysql, apache, struts, etc) open source, in realtà gli investimenti tecnologici sono molto esigui (un ordine di grandezza in meno) se comparati a qualunque precedente progetto dell&#8217;IT. Come sottolineato più volte, ciò che fa la differenza è il processo di engagement, coltivazione e change management. Non sono a conoscenza in letteratura di modelli che racchiudano tutto il percorso descritto, ma sui nostri progetti noi utilizziamo strumenti di pianificazione ovviamente legati agli obiettivi di business del cliente, alla dimensione della comunity, alla difficoltà di coinvolgerla, alla complessità degli strumenti, al supporto necessario per passare da una modalità push ad una modalità pull.</p>
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	<item>
		<title>By: CorS4</title>
		<link>http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/08/10/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono/comment-page-1/#comment-561</link>
		<dc:creator>CorS4</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 17:30:28 +0000</pubDate>
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		<description>Complimenti per l&#039;articolo, davvero interessante. Volevo in proposito fare una domanda: esistono dei modelli per valutare a priori gli investimenti (che come si legge non sono poi così esigui) in attività di social network e web 2.0 in generale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti per l&#8217;articolo, davvero interessante. Volevo in proposito fare una domanda: esistono dei modelli per valutare a priori gli investimenti (che come si legge non sono poi così esigui) in attività di social network e web 2.0 in generale?</p>
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		<title>By: Angelo Geminiani</title>
		<link>http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/08/10/perche-la-maggior-parte-delle-community-falliscono/comment-page-1/#comment-560</link>
		<dc:creator>Angelo Geminiani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 14:36:14 +0000</pubDate>
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		<description>Non solo le community non sono soldi buttati, ma sono un&#039;immensa opportunità per le imprese.
Soprattutto quelle che per prime riusciranno a partire, saranno loro i leadear del loro mercato di riferimento.
Oggi, come mai prima d&#039;ora, il web ci stà offrendo una grandiosa opportunità.
Certo, le cose vanno fatte con cognizione di causa, ma partire prima dei propri concorrenti per molti può fare la differenza.
&quot;Promuovere collaborazione, comunicazione ed innovazione meglio di quanto non lo faccia la nostra concorrenza, può diventare veramente un grosso vantaggio competitivo&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo le community non sono soldi buttati, ma sono un&#8217;immensa opportunità per le imprese.<br />
Soprattutto quelle che per prime riusciranno a partire, saranno loro i leadear del loro mercato di riferimento.<br />
Oggi, come mai prima d&#8217;ora, il web ci stà offrendo una grandiosa opportunità.<br />
Certo, le cose vanno fatte con cognizione di causa, ma partire prima dei propri concorrenti per molti può fare la differenza.<br />
&#8220;Promuovere collaborazione, comunicazione ed innovazione meglio di quanto non lo faccia la nostra concorrenza, può diventare veramente un grosso vantaggio competitivo&#8221;.</p>
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