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Come architetture di partecipazione, intelligenza collettiva e meccanismi di emergenza stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende fanno business e generano profitti

Community Management a Milano

Pubblicato da Emanuele | in Enterprise 2.0, Libri

Mercoledì 5 dicembre 2007 tieniti libero perchè a Milano si tiene la tavola rotonda sul tema L’organizzazione informale è più efficiente di quella gerarchica?.

Si discuterà di enterprise 2.0, social networking, folksonomy, social media, web 2.0 e delle implicazioni che questi fenomeni hanno su management, leadership, gestione dei saperi , formazione ed innovazione.

Lo spunto viene fornito dalla presentazione del libro Community management di Emanuele Scotti e Rosario Sica, un testo edito da Apogeo che coraggiosamente (e senza mai nominare il termine Enterprise 2.0) mostra gli impatti del web 2.0 sui processi di gestione delle risorse umane, di capitalizzazione della conoscenza e in generale sul funzionamento dell’organizzazione. Un approccio che per una volta parte dalle esigenze delle aziende e dai problemi delle persone piuttosto che dagli strumenti tecnologici.

Il 5 Dicembre il libro diventa un incontro gratuito ed aperto a tutti che  si tiene a partire dalle 18.00 a Milano in via Santa Marta 18 presso SIAM 1838.

Partecipano alla discussione Luca de Biase (Nova/IlSole24ore), Giuseppe Scaratti (Università Cattolica), Franco Villani (Direttore commerciale BTicino), Marco Vergeat (AD Isvor Fiat) ed intervengono nel dibattito anche Roberto Bellini (AICA), Davide Biolghini (consulente), Giuseppe Braga (consulente), Antonio Fossati (consulente), Francesco Robiglio (manager).

Farò di tutto per essere presente anche io. Per partecipare gli autori chiedono di inviare una mail all’indirizzo il5cisono@gmail.com.

November 23rd, 2007

  • http://www.complexlab.com/Members/csr Loris Belluta

    Emanuele,
    innanzitutto i miei complimenti per gli interessanti articoli che pubblichi.
    Vorrei riportare qui qualche mio commento al convegno presso la SIAM del 5 dicembre che ho lasciato anche nel blog di Emanuele Scotti. Credo sia giusto condividere.
    Primo, il commento l’avrei anche fatto quella sera, ma un pò non ce ne è stato il tempo (impossibile far parlare tutti), un pò è stata data la parola solo a chi, nella platea, si era probabilmente già prenotato a priori conoscendo gli autori o avendo contribuito al loro lavoro.
    Secondo, mi sembra di essere in presenza di qualcosa di già visto. E di pericoloso. Il dibattito dell’altra sera accresce questo mio dubbio. Mi spiego. Ancora una volta siamo in presenza di un pezzo di tecnologia che si cerca di assolutizzare e di vendere come panacea salvifica di tutti i mali. Orsù, signori e aziende, realizzate la vostra community e il vostro blog che improvvisamente le persone parleranno di più tra loro e si risolveranno magicamente i problemi che attanagliano lo sviluppo dell’organizzazione. Il problema, quello vero, è che nessuno spiega quale sia la funzione d’uso di questi benedetti strumenti di community. Che cosa farsene veramente! Uno compra o realizza un blog o una community e poi? Dicevo un film già visto perchè questa stessa situazione l’ho già vissuta sulla mia pelle con altre tecnologie come e-learning e knowledge management, che sono rimasti un bel pezzo di software senz’anima. Specie in Italia dove ci si è ostinati a “venderli” come tali con grave danno per chi vendeva e per chi comprava (specialmente). Una tecnologia fine a sè stessa alla disperata ricerca di una funzione d’uso, di un senso. Tra poco sarò tra gli artefici della pubblicazione di un libro nel quale si cerca, finalmente, di dare un senso anche a questi strumenti, di fornire un metodo, un linguaggio. Frutto di studio, ricerca di base e applicata. E a partire dal quale cerchiamo collaborazione per evitare nuovi naufragi. Tutti insieme. Terrò informati, se ci fosse qualcuno interessato.
    Terzo, la platea. Mi sembra che vi fossero moltissimi consulenti, giornalisti, tanti studenti, molti curiosi, ma pochissime aziende, pochissimi manager, pochissimi amministratori delegati o direttori generali. Non dovrebbe essere il contrario? Istituirei una regola: un consulente può partecipare solo se porta in aula almeno due managers interessati.
    Quarto e ultimo, ho rivisto molti volti noti del “mondo” della formazione/e-learning/knowledge management: non è che si sta ricreando lo stesso gruppo, un pò autoriferito, di convegnisti e relatori (sempre gli stessi, a turno) con la scusa di pubblicizzare questa nuova tecnologia?

  • http://compagniasicurezza.blogspot.com/ Francesco Cuccuini

    Ho comprato e letto Community Management.

    L’argomento é interessante e gli autori all’altezza però il libro é noioso, troppo noioso.

    Cordiali saluti
    (http://compagniasicurezza.blogspot.com/2007/12/noioso.html)

  • http://www.digitalmarketinglab.it Leonardo Bellini

    Ho letto anch’io Community Management e l’ho trovato un ottimo libro introduttivo e propedeutico alla materia e non così noioso; semmai mi sarebbe piaciuto qualche altro caso aziendale, trattato in profondità.