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Coltivare gli User Generated Content in Azienda
Pubblicato da Emanuele | in Enterprise 2.0, Web 2.0
E’ stato appena pubblicato l’ultimo McKinsey Quaterly intitolato “How companies can make the most of user-generated content” (free ma richiede registrazione).
In una recente survey How businesses are using Web 2.0, McKinsey riportava come 3/4 degli executive intervistati pianificassero di mantenere o incrementare l’investimento in tecnologie di collaborazione (social network, p2p, web-services), mentre più della metà di loro ritenesse di aver ottenuto ottimi frutti dagli investimenti precedenti rimpiangendo una certa lentezza nelle decisioni maturate in passato.
Partendo da un’analisi dell’utilizzo e delle dinamiche dei servizi consumer, nella nuova indagine ci si chiede invece come massimizzare crescita e benefici in azienda.
Studiando il comportamento di 573 utenti nei 4 maggiori sistemi di video-sharing tedeschi emerge chiaramente come le più forti motivazioni derivino da una voglia di acquisire visibilità, dal divertimento e dal desiderio di condividere quanto trovato con i propri amici:

Da notare come il lato economico non sia stato nemmeno menzionato tra le prime 4 risposte. Ricevere un compenso non sembra quindi essere la chiave per stimolare una maggiore partecipare, anche se molti servizi si stanno muovendo in questa direzione.
Seguendo il principio della long tail , una piccola parte degli utenti è responsabile per la quasi totalità dei video (o degli altri contributi) caricati. Nel caso dei sistemi di videosharing tedeschi il 75% dei video è caricato dal 3-6% degli utenti, mentre per raggiungere il 50% basta il 2% degli utenti. In modo simile, ma per media partecipativi diversi, il 5-10% degli utenti carica più del 50% del materiale:

Quali sono le indicazioni da trarre in ambito enterprise da questi dati?
Benché la fascia demografica più attiva nella pubblicazione di video sia quella dei giovani sotto i 25 anni, il gruppo che va dai 25 ai 44 anni è quello più propenso alla condivisione di video già online presso i propri amici e contatti. Questo passaparola contribuisce per circa il 30% dei download complessivi sui video più popolari e rivela un forte desiderio di condivisione nelle fasce più avanti con gli anni che può essere cavalcato in ambito enterprise.
Per velocizzare l’adozione di strumenti partecipativi all’interno delle aziende, in una fase preliminare è opportuno focalizzarsi sui gruppi più attivi, quelli capaci di fornire materiale di qualità in tempi ristretti. Questi utenti devono essere supportati ed incentivati (visibilità, riconoscimento, autorità, etc non denaro) poichè diverrano i futuri champion, i leader della comunità ed i loro contributi attireranno ulteriori partecipanti. Il ruolo dei leader è anche quello di innalzare la qualità complessiva dei contenuti, dando uno spirito alla comunità, rinforzando le regole ed i comportamenti necessari alla pacifica convivenza, evidenziando le sottomissioni da censurare, etc.
Infine, differenti media partecipativi, presentano differenti dinamiche e potenzialità. Se blog e sistemi di podcasting o videsharing sono improntanti principalmente alla notorietà, i wiki sono sicuramente più centrati sulla qualità dei contenuti e sulla collaborazione tra pari.
Tags: 2007, enterprise 2.0, mckinsey, report, Web 2.0
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